Utilizziamo i cookie per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo. I dati raccolti grazie ai cookie servono per rendere l'esperienza di navigazione più piacevole. Se accetti, continua la navigazione.

Le scelte più generose sono quelle più impulsive

La cooperazione è uno dei più importanti comportamenti pro-sociali dell’essere umano . Tuttavia, la scelta di collaborare richiede alle persone di sostenere un costo personale per poter aiutare gli altri.
Nello studio di seguito proposto, viene esplorata la base cognitiva delle decisioni cooperative. Gli autori pongono il seguente quesito: le persone sono predisposte all’egoismo , comportandosi in modo cooperativo solo attraverso l’auto- controllo attivo, o sono intuitivamente volte alla cooperazione, e la riflessione razionale, invece, favorisce l’egoismo? I ricercatori hanno progettato dieci situazioni sperimentali, basate su giochi economici, in cui la variabile per distinguere fra spinta “istintiva” e riflessione era costituita dal tempo impiegato dai partecipanti per prendere una decisione. Nelle situazioni in cui venivano posti limiti sempre più stretti al tempo a disposizione per le scelte, è stato osservato un maggior numero di scelte collaborative. Come avevano mostrato precedenti ricerche, non c’è il tempo per sfruttare le potenti ma lente risorse cognitive necessarie a una riflessione ponderata, e le persone si affidano alle più rapide forme di ragionamento inconscio, ossia scelgono le opzioni più “intuitive”. Da questi test è risultato che le decisioni dei soggetti assillati dall’incalzare del tempo erano più generose di quelle prese da chi non aveva avuto limiti di temporali. Di conseguenza, sembrerebbe che costringere una persona a decidere più rapidamente – per intuizione – ne aumenta la tendenza a cooperare.
Per spiegare questi risultati, gli autori propongono che la cooperazione rappresenta un comportamento impulsivo a causa del suo utilizzo vantaggioso nella quotidianità. Tale comportamento, infatti, ottiene risvolti, in termini di desiderabilità sociale, molto alti (es. buona reputazione, complimenti), i quali aumentano la sua probabilità di messa in atto.
Esistono comunque differenze individuali anche significative nella disponibilità a collaborare, e vi sono persone che tendono a essere comunque egoiste, mentre altre sono “cooperatori condizionali”, ossia sono disposti a collaborare se lo fanno anche gli altri.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.espiritualidades.com.br/NOT/Not_2012/2012_SpontaneousGivingAndCalculatedGreed_Nature489p427.pdf

Fonte
Rand D.G., Greene J.D., Nowak M.A. (2012). Spontaneous giving and calculated greed. Nature, 489, 427-430.

L’utilizzo delle nuove tecnologie nel trattamento della dislessia

La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA). Con questo termine ci si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche ed in particolare a: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.
La principale caratteristica di questa categoria è la sua specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Essi trovano difficoltà nell’automatizzare il processo di interpretazione dei segni grafici. Questa difficoltà di decodifica si manifesta con un deficit nella velocità e nell’accuratezza della lettura, che nella maggioranza dei casi si ripercuote sulla comprensione del testo. Il bambino dislessico, infatti, si affatica maggiormente quando legge, lo fa in modo lento e scorretto, ha difficoltà a comprendere i testi che legge, ma soprattutto, a causa delle sue difficoltà, nutre scarso desiderio di esercitarsi nella lettura.

All’interno dei protocolli riabilitativi rivestono sempre più importanza i software educativi che grazie al loro aspetto ludico ed alle caratteristiche multimediali ed interattive, sono utilizzati piacevolmente dai bambini.
Gli ausili informatici sono degli strumenti utilizzati per permettere al soggetto dislessico di compiere, anche se con modalità diverse, le stesse attività dei compagni. E’ importante che questi soggetti lavorino “come” i compagni, ma soprattutto “con” i compagni, in modo da favorire il senso di appartenenza al gruppo.

L’articolo proposto, pubblicato nel IV volume di NeaScience, passa in rassegna le principali tecnologie utilizzate nell’ambito degli interventi di abilitazione e compensazione delle abilità di lettura, sottolineando l’importanza dell’integrazione di questi software nei percorsi riabilitativi.

Per consultare l’intero articolo http://www.neapolisanit.eu/neascience/2014/05/16/nea-science-anno-1-vol-4-aprile-2014/

Fonte
Lecce R. (2014) L’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto del trattamento della dislessia. NeaScience – Giornale italiano di neuroscienze, psicologia e riabilitazione, ISSN 2282-6009, 4, 43-53.

Nea-Science – Anno 1 – Vol. 4 Aprile 2014

Per il download  NEA SCIENCE N4

 

 

 

Lo stress genitoriale nei disturbi dello spettro autistico

L’autismo è una complessa sindrome comportamentale, con esordio nei primi tre anni di vita, dovuta ad un disordine dello sviluppo neurobiologico in cui i fattori genetici e ambientali che ne sono alla base devono essere ancora chiariti. La complessità e la grande variabilità dei sintomi all’interno dello spettro autistico, presumibilmente con eziologie diverse, sono attualmente riunite in un’unica grande categoria diagnostica (Disturbi Pervasivi dello Sviluppo; DSM-IV-TR e Disturbi dello Spettro Autistico secondo il DSM-V) per il fatto di essere accomunati dallo stesso pattern comportamentale che comprende: deficit nella comunicazione, deficit nella socializzazione e un repertorio di interessi estremamente rigido e scarsa immaginazione.

L’Autismo si presenta come un disturbo cronico, invalidante, pervasivo che crea disagio non soltanto per il soggetto, ma anche per ogni membro della sua famiglia. Le peculiarità della sindrome rendono difficile l’interazione, i processi di accudimento e persino le routine semplici del vivere quotidiano, costituendo per i genitori una fonte stress fisico e mentale spesso maggiore che per altre disabilità (Bebko et al. 1987; Konstantareas e Homatidis 1989; Szatmari et al. 1994; Kasari e Sigman 1997; Hastings e Johnson 2001; Dawson et al., 1990; Kasari et al., 1990, 1997; Gray, 1994; DeMeyer, 1979; Sloper et al., 1991; Weiss, 1991; Koegel et al., 1992; Willoughby e Glidden, 1995; Essex et al., 1999; Lecavalier et al., 2005; Baker et al., 2002).

Se in letteratura esistono diversi lavori che hanno affrontato il tema dello stress genitoriale in famiglie con figli con disabilità, sembrerebbe che poche ricerche hanno, di fatto, indagato le peculiarità delle condizioni di stress per i genitori di persone con Disturbo dello Spettro Autistico.
Inoltre, non esistono lavori in letteratura che permettano agli operatori e agli specialisti del settore di conoscere quali specifiche dimensioni e/o caratteristiche del quadro clinico in oggetto siano maggiormente responsabili di condizioni patologiche di stress e che devono essere precocemente trattate prima che diventino croniche e nocive per il resto della famiglia e per il ragazzo.
Lo studio di seguito proposto, e pubblicato nel IV Volume di NeaScience, ha come scopo quello di indagare eventuali correlazioni tra lo stress genitoriale e specifiche caratteristiche della persona con autismo. In particolare sono stati oggetto di indagine le differenze di età dei soggetti, il livello di funzionamento adattivo globale, i livelli di funzionamento comunicativo e sociale e i comportamenti problema.

Per consultare l’intero articolo   http://www.neapolisanit.eu/neascience/2014/05/16/nea-science-anno-1-vol-4-aprile-2014/

Fonte
Benigno F., Iovino L. (2014) Lo stress genitoriale nei disturbi dello spettro autistico. NeaScience – Giornale italiano di neuroscienze, psicologia e riabilitazione, ISSN 2282-6009, 4, 2-12.

“Tu vali molto di più!” L’ultimo libro del Dott. Carlo D’Angelo

ODYeUnqon9J3_s4

Quando ho incominciato a leggere il quinto libro del Dott. Carlo D’Angelo dal titolo:Tu vali molto di più. Come vincere il vuoto affettivo(Editrice Domenicana Italiana), sono rimasto sorpreso dallo stile narrativo e dai contenuti chiari ed esplicativi. Non vi nego che mi sarei aspettato da un collega esperto, quale il Dott. D’Angelo, del quale apprezzo profondamente il lavoro psicoterapeutico e le abilità cliniche, un libro che parlasse di “malattia”.

Ed invece, con sommo stupore, ho scoperto di avere tra le mani “un libro per tutta la famiglia”, un testo che passa i propri concetti attraverso le generazioni, da donare a chi si vuole bene, come guida per lo spirito e per il pensiero. Il Dr.D’Angelo (Psicologo, Psicoterapeuta e Logoterapeuta) riesce, infatti, attraverso il suo scritto, a comprendere, sviluppare e condividere con il lettore cosa ci sia alla radice del male di vivere, che oscura la nostra anima e genera forte speranza circa la possibilità di guarigione. Vedere dentro la propria anima, comprendere la sua lingua, consente all’uomo di armonizzare la propria vita. L’uomo, eterno funambolo, equilibrista sempre in bilico alla ricerca di ciò che lo rende felice, ha allontanato da sé e dalla sua vita, l’insegnamento fondamentale di Gesù/Uomo: Voi valete molto di più, tu vali molto di più.

La psicologia, per dirla con le parole dell’autore, nel suo significato autentico, ha a che fare con le cose dell’anima, con i suoi codici e modi di espressione ed è proprio tutto ciò che il Dott. Carlo D’Angelo aiuta a far comprendere al lettore. La novità del testo risiede, infatti, nel fatto che l’autore rivolge un accompagnamento terapeutico alla vita dell’uomo tutto ed alla difesa della sua dignità, attraverso una “cura” scritta, al fine di agevolare e chiarire gli schemi di pensiero e di azione del soggetto e giungere alla guarigione di quelli che l’autore definisce i “disordini dell’anima”.

Questo cammino, sulla linea della vita e dello spirito, propone una riflessione che percorre i meandri più nascosti della nostra anima. L’autore, convinto che l’esistenza dell’uomo non sia MAI priva di significato, invita non solo a ricercare una risposta alternativa ai grandi interrogativi esistenziali di ogni tempo, mai sopiti e mai completamente risolti, ma soprattutto ci consegna proprio attraverso la scrittura, gli strumenti utili a spezzare le catene che ci imprigionano e ad abbandonare lentamente i carcerieri della nostra anima.

In questo clima di rinnovamento e rivoluzioni intellettuali questo nuovo lavoro è un contributo geniale ed innovativo, che prende distanza dagli approcci clinici tradizionali ed elabora una nuova relazione di aiuto, che restituisce una visione dell’uomo totalitaria, essenzialmente positiva, che va a focalizzarsi sulle parti sane, piuttosto che sugli aspetti malati. Chi avrà la fortuna di leggerlo sicuramente sentirà la propria anima dire grazie!

Dott. Angelo Rega – Psicologo Psicoterapeuta

Vaghezza nella comunicazione politica

Uno dei rischi in cui un politico può incorrere nella sua comunicazione è quello di essere tacciato di parlare il “politichese”: s’intende con questo una tendenza a sfumare posizioni e ad annacquare concetti, utilizzando magari una terminologia molto tecnica, poco comprensibile. Recentemente la ricerca linguistica e psicologica ha evidenziato, nei format televisivi in cui sono maggioritarie le cosiddette “arene politiche”, una tendenza a un linguaggio spudoratamente diretto, mirante a danneggiare in modo spettacolare l’immagine dell’avversario più che a informare l’elettore o fargli intravedere una presa di posizione sui temi affrontati.
La letteratura psicosociale relativa alla comunicazione politica, storicamente interessata agli effetti persuasivi di vari tipi di discorso politico, non ha finora indagato la percezione di vaghezza del messaggio da parte dell’elettore. Rimane irrisolto quindi quale effetto possa produrre una comunicazione vaga e soprattutto cosa si intenda per “comunicazione vaga”.
Quando e perché un messaggio viene percepito come vago? A quali motivazioni viene ascritta la vaghezza, incapacità/ignoranza o autoprotezione/inganno? Quali sono gli effetti di una comunicazione vaga in termini persuasivi?
Nello studio di seguito proposto (presentato al X Convegno Annuale AISC 2013), gli autori hanno proprio cercato di rispondere a queste domande. Ai partecipanti sono stati presentati due brani di un dibattito reale, ed è stato chiesto quanto gli sembrassero vaghi e perché. Dall’analisi dei risultati è emerso che la percezione di vaghezza nel discorso di un personaggio politico sembrerebbe più legata alla mancanza di un principio ideologico che a mancata informazione sui dettagli della sua azione politica. Tuttavia, in generale, i risultati delineano due profili diversi di uomo politico, e due condizioni perché non gli si attribuisca una comunicazione vaga: da un lato, l’ideologo che non si perde nei particolari, dall’altro il “tecnico” che non interpreta i dati di fatto in relazione ad una ideologia.
Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte
D’Errico F., Vincze L., Poggi I. (2013) “Questa è demagogia!” Effetti della vaghezza nella comunicazione politica. Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 118-122.

Elaborazioni cognitive non consapevoli

L’indagine scientifica circa i processi di elaborazione consci/inconsci, rappresenta una tra le aree di interesse centrale nella comprensione della mente umana. L’obiettivo è semplice: “mappare” le funzioni svolte da processi non consci e quelle che vengono eseguite consapevolmente, e capire come questi due insiemi di funzioni sono implementati nel cervello.

Generalmente, alla coscienza vengono associate funzionalità che sono squisitamente umane, prime tra tutte il linguaggio complesso e la matematica astratta. Tuttavia, funzioni mentali superiori come l’elaborazione del senso delle parole e la soluzione di equazioni aritmetiche potrebbero non richiedere sempre un intervento cosciente. E’ stato dimostrato uno studio sperimentale (di seguito proposto) in cui i volontari hanno inconsciamente dato un significato a espressioni verbali e numeriche nell’arco di una presentazione subliminale.

L’articolo illustra i risultati di una serie di esperimenti che dimostrano che frasi composte da più parole possono essere elaborate al di fuori della consapevolezza cosciente. Allo stesso modo, equazioni aritmetiche complesse, che richiedono diversi passaggi, possono essere risolte in modo non cosciente.

I ricercatori hanno usato una tecnica detta Continuous Flash Suppression (CFS), che permette di presentare stimoli visivi subliminali per alcune centinaia di millisecondi. La tecnica consiste nella presentazione di uno stimolo bersaglio a un occhio e, simultaneamente, di schemi colorati in rapida successione all’altro (10 frame al secondo). Finché lo stimolo bersaglio non arriva alla coscienza, questa è saturata dagli stimoli colorati, con un effetto di soppressione che può durare anche alcuni secondi. La variabile dipendente misurata nel corso degli esperimenti era il tempo che lo stimolo impiegava a “rompere” questo effetto di soppressione e “balzare” alla coscienza (il cosiddetto popping time). Ai partecipanti sono state sottoposte frasi di tre parole, semanticamente coerenti oppure incoerenti. Nel primo caso, si trattava di associazioni verbo-complemento oggetto come “bevo il caffè” o “stiro la camicia”, nel secondo caso di frasi come “stiro il caffè”. I risultati hanno mostrato come le espressioni prive di senso avessero un popping time minore, ovvero arrivassero alla coscienza prima di quelle sensate. Gli autori spiegano che, probabilmente, la riduzione nel riconoscimento di espressioni prive di senso potrebbe essere ascrivibile al valore insolito, sorprendente di queste ultime, il quale è in grado di rompere più velocemente l’effetto di soppressione del CFS. Uno schema sperimentale molto simile è stato usato per verificare l’elaborazione inconscia di calcoli aritmetici, ottenendo risultati analoghi. In conclusione, questi esperimenti sembrano mostrare come due funzioni di più alto livello, tradizionalmente associate alla coscienza, possono operare in maniera non consapevole.

Per consultare l’intero articolo in inglese   http://www.pnas.org/content/109/48/19614.full.pdf+html

Fonte

Sklara A.Y., Levya N., Goldsteinb A., Mandela R., Marila A., Hassina R.R. (2012) Reading and doing arithmetic nonconsciously. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, Nov.27, 109(48), 19614-19619.

Mi diverto anch’io!!

Il 2 aprile è la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, voluta dall’Onu nel 2007 e giunta alla settima edizione. Tale giornata è stata istituita per far conoscere alle comunità locali questa condizione di vita che coinvolge un numero sempre crescente di famiglie. Nel mondo si realizzeranno convegni, manifestazioni e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla popolazione e si chiederà di illuminare in blu, nella notte, importanti monumenti storici ed edifici pubblici.

Il Centro di Riabilitazione Neapolisanit srl di Ottaviano (in collaborazione con IRFID Onlus e AIAS sez Nola, Cicciano) partecipa attivamente a questa iniziativa mondiale mettendo al centro il bambino!

Il giorno 2 Aprile dalle ore 10,00 alle ore 18,00 sarà allestito un parco giochi all’interno della struttura, dove i pazienti, insieme alle proprie famiglie potranno trascorrere ore di divertimento e spensieratezza.

Dai gonfiabili per saltare, al carretto dello zucchero filato e dei popcorn, dalla musica ai palloncini!

Chiedere scusa è facile, soprattutto quando non è necessario

Le scuse sono un istituto sociale presente in tutte le culture, che ha una notevole importanza per conservare buoni rapporti fra i membri di una comunità. Fin dall’infanzia, le persone imparano a chiedere scusa quando sono responsabili di una trasgressione. Le vittime di trasgressioni sono, a loro volta, educate ad accettare tali scuse.

Questa relazione tra scuse e perdono, sembra assumere (almeno implicitamente) che la vittima e il carnefice siano entrambi motivati ​​alla riconciliazione. Tuttavia, gli studi dedicati all’atto di scusarsi e/o di ricevere delle scuse sono pochi, e si sono concentrati soprattutto sulla funzione di riconferma dei ruoli sociali, analizzando poco le dinamiche sottostanti il comportamento del chiedere scusa. Infatti, vittime e carnefici spesso differiscono nelle loro interpretazioni circa alcuni aspetti critici della trasgressione, come ad esempio chi ne è responsabile, il suo significato e gli effetti a lungo termine. Dunque, se le interpretazioni del conflitto differiscono tra i due attori in gioco, come farà ad essere congruente il loro bisogno di scusarsi?

Nello studio di seguito proposto  è emersa una situazione paradossale, legata a una radicale disparità di vedute fra la vittima e il colpevole. La prima sente infatti maggiormente il bisogno di ricevere delle scuse quando lo sgarbo è vissuto come intenzionale, mentre il secondo è maggiormente disposto a presentarle quando l’atto è stato involontario. Comportamenti mediati, secondo gli autori, da due processi emotivi caratterizzanti la vittima e il colpevole: rispettivamente rabbia e senso di colpa. Chi è vittima di un torto sente il bisogno di ricevere delle scuse soprattutto se è stato commesso intenzionalmente, per essere rassicurato che la cosa non si ripeterà. Chi ne è responsabile, invece, è propenso a scusarsi se l’atto è stato involontario, ma se ritiene di aver avuto buone ragioni per agire in quel modo, non proverà un senso di colpa e sarà meno disposto a scusarsi.

I risultati ottenuti  dimostrano che le vittime e carnefici non necessariamente condividono la stessa prospettiva per quanto riguarda la funzione del chiedere scusa, rendendo così gli sforzi di riconciliazione più difficili di quanto inizialmente previsto. Il disaccordo che ne nasce, osservano gli autori, potrebbe portare comunque a un esito positivo della vicenda se servisse a chiarire i rispettivi punti di vista con un atteggiamento di disponibilità alla comprensione dell’altro.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.erim.eur.nl/fileadmin/erim_content/documents/The_Apology_Mismatch_Asymmetries_Between_Victim_s_Need_for_Apologies.pdf

Fonte

Leunissen J.M., De Cremer D., Reinders Folmer C.P., van Dijke M. (2012) The Apology Mismatch: Asymmetries Between Victim’s Need for Apologies and Perpetrator’sWillingness to Apologize. Journal of Experimental Social Psychology, 49 (3), 315-324.

Nea-Science – Special Issue Vol.3

Nea-Science – Special Issue Vol.3

Technology to enhance Hands-on Psycho-pedagogical Practices

 

Download Special Issue: http://issuu.com/neascience/docs/issue_nov_13

 

Since their birth and maybe even before, children start learning about the world around them. Day by day they can count on wider sensory-motor functions that open to their cognitive development new ways. In the period of their life that goes from few months to 3-4 years hands are fundamental in conveying knowledge. A child points something, he/she handles, touches, tastes and manipulates while understanding an object features and functions. This every day observations reflect in eminent psychologists perspectives, consider for example Piaget (1926; 1936), Papert (1993), Bruner (1990) who recognize a fundamental role to manipulative activities for psychological development and cognitive representations birth. Also Vygotsky, the other giant father of cognitive development theory, believed that interaction with environment was an important way a child may learn, not the only one indeed. In his opinion, cognitive development relies on input from other people as well, thus underlying the importance of historical and cultural context children live in. Of course, adult humans do not learn only by pointing, reaching, touching and manipulating. During the cognitive development and learning processes, the “concrete” manipulative acts are gradually embedded and represented in our neurocognitive structures where they are performed as “simulated” actions (symbolic acts) in a virtual (mind) space (see Newcombe abd Shipley, in press). But the use of hands (or more in general, the body) coupled with a cognitive representation of the physical space are the latent and essential psychological biases of our learning/developmental processes. They strongly emerge when the environmental conditions invite us to use them. These biases are, probably, the main reasons why we think about Internet as a geometrical (virtual) space or why the (computer) “mouses” and the “touch screens” are immediately intuitive. In fact, the mouse extends our “pointing” and “reaching” actions in a computer screen graphic space and the current “touch screen” technology allows us to manipulate digital virtual objects. Recently, new technologies are candidates to enhance our attitude to know by manipulating. Basically, they are composed by common objects equipped with sensors and connected in wireless mode with a remote computer. Users enter in this sort of Internet of Things and interact with the smart objects through new interfaces (glasses, gloves, visors, etc.) or by traditional manipulation interpreted by (sophisticated) computer programs (see for example handwriting recognition systems).  We think that the new chances offered by the Smart Objects technology could produce innovative learning/teaching environments to enhance neuro-cognitive development especially in training context. Moreover, with these tools we could recover traditional and well known psycho-pedagogical practices that are not widely and massively applied because of their expensiveness. For example, it is the case of educational materials like Logic Blocks or Teaching Tiles. These are manipulative learning environments designed to teach a wide range of subjects (mathematics, geometry, languages, geography, etc.) and abilities (or soft skills) (problem solving, creative thinking, cooperative behaviour, etc.) for children aged from 3 and 10. Unfortunately, this type of material can be used individually or in small groups of students (3-4 children maximum) and requires a constant supervision by an adult (teachers, parents, educators, etc.). This is a strong constrain for their massive utilization. As said above, we think that the emerging field of smart technologies (software and hardware) could be addressed to overcome this constrain and exploit the huge potential lying in these materials/practice. This book aims to introduce the general theme of developing and using innovative teaching/learning environments based on the harmonic integration of (a) Referring to a well-known cognitive theoretical perspective;  (b) recovering traditional psycho-pedagogical practices, etc. (i.e. logical blocks, teaching tiles, handwriting); (c) applying Smart Technologies to enhance the psycho-pedagogical practices (i.e. hardware side: RFID/NFC sensors, augmented reality systems, intelligent interfaces, etc.; software side: artificial intelligence systems to enhance the learning-teaching experiences). The book is divided-up in two parts. The first part delineates the state the art of the overall field (theoretical perspectives, hand-on educational practices, smart technologies applied to education), the second part will  describe the Block-Magic  methodology-technology as a concrete and recent case of study. More in detail the first part reports the state of the art about theoretical perspective on learning and cognitive development that inspire hands-on educational practices. Moreover we will describe some relevant examples of hands-on educational practices, underlying their specific features, strengths and drawbacks and how they are related with the theories and methods describes in the first section. Finally, we will go a step further introducing tangible devices and smart technologies that allow people to interact with digital information through the physical environment (i.e. tangible user interface). Also in this case attention will be devoted to analyse these examples according to the proposed theoretical framework. The part II will widely describe a case study, the Block-Magic methodology . What is Block Magic? Why is it different from others platforms? What does it allow to do in training /educational context? Why is it effective? These questions will receive a reply through the description of concrete examples and applications by the Block- Magic Consortium, in the framework of EU funded research project. Many book authors are members of the Block-Magic consortium (www.block-magic.eu) that has developed learning/teaching materials and activities according to the above guidelines.