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Category: ANNO 2015

NeaScience – Anno 2 – Volume 9

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Nea Science Anno2 Vol.8 COGNIZIONE E INTERAZIONE

Le scienze cognitive sono interdisciplinari. La genesi delle Scienze cognitive mostra che la collaborazione fra le varie discipline impegnate in questa impresa comune è necessaria. La mente è un oggetto complesso, che è difficile comprendere se è studiato da una unica prospettiva. L’interazione fra le varie discipline si pone come un tratto costitutivo, una risorsa essenziale senza la quale non si potrebbe neppure tentare una così difficile indagine che ha caratterizzato l’attività di molti studiosi a cavallo del Secondo e Terzo millennio.

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NEA SCIENCE ANNO 2 – VOLUME 7

Quale sarà il futuro prossimo della scienza cognitiva? Lo abbiamo chiesto ad una nuova leva di scienziati cognitivi che, da soli o coadiuvati dai loro mèntori e colleghi, hanno provato ad identificare quali temi di ricerca costituiranno il nocciolo duro della ricerca dei prossimi anni. La domanda è molto meno che retorica, soprattutto visto che presuppone una conoscenza approfondita del presente della scienza cognitiva; è proprio così? La scienza cognitiva è interdisciplinare per costituzione perché nasce come tentativo di integrare vari aspetti della cognizione sulla base del dialogo fra differenti discipline che studiano a vario titolo i processi cognitivi. Il dialogo, come l’esperienza quotidiana testimonia, non sempre è foriero di chiarificazioni, spesso emergono dubbi, ulteriori domande e considerazioni, che non solo spingono verso un nuovo orizzonte di sviluppo, ma inducono a rivedere anche alcuni punti di partenza, alcuni dei fondamenti su cui l’impresa comune poggia. Allo stato attuale, l’interdisciplinarità in scienza cognitiva consiste nella condivisione delle conoscenze e nozioni ‘pre-scientifiche’ e di una parte dei metodi, ma non propriamente dell’oggetto. Il futuro prossimo, auspicabile per una scienza cognitiva matura, dovrà essere caratterizzato dunque da un dialogo più costruttivo di quello avvenuto finora che porti l’impresa della scienza cognitiva verso un oggetto comune. Ovvero, un futuro in cui la scienza cognitiva sarà caratterizzata dalla multidisciplinarità.

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Per ulteriori informazioni: MID-TERM 2015

NEA SCIENCE ANNO 2 – VOLUME 6

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Questo numero speciale raccoglie tre articoli di ambito psicologico dedicati ad alcuni aspetti del ragionamento infantile, in quella fase fondamentale che è la conquista del pensiero razionale, che inizia con l’entrata nella scuola primaria.
I tre studi qui presentati hanno indagato su due tematiche a nostro parere assai interessanti: i residui di pensiero magico-animistico che perdurano anche dopo la conquista della logica, e le bugie infantili, indagate non esclusivamente sul piano morale e educativo, quanto anche come capacità, attinente alla Teoria della Mente (Wimmer & Perner, 1983; Camaioni, 1995), di comprendere che gli altri hanno delle credenze sulla realtà e che queste rappresentazioni guidano il loro comportamento: mentendo si può dunque cercare di agire su tali credenze e indirizzare il comportamento altrui.
Il lavoro sul pensiero magico infantile si è svolto nell’isola di Capri, e si è proposto di valutare cosa resti nei bambini di oggi del “pensiero magico” teorizzato da Piaget attraverso la sua metodologia di ricerca, in relazione alla rappresentazione infantile del mondo naturale (Piaget, 1926). Si è inoltre proposto di chiarire quali tracce di tale pensiero magico restino nel passaggio dai 5-6 agli 8-9 anni.
Come si potrà rilevare dal testo, alla luce dei nostri risultati, in contrasto con le conclusioni cui era giunto Piaget, il pensiero magico sembra ancora vivo e capace di colorare le “teorie” infantili sul mondo naturale e permanere anche in una fase dello sviluppo in cui il bambino padroneggia gli strumenti della logica. E’ come se in fondo il bambino faticasse a rinunciare all’idea di una realtà animata o in qualche modo viva: una coloritura animistica continua a modellare l’immagine del mondo che il bimbo propone, anche quando questi a livello cognitivo si colloca, come maggior parte dei bambini di otto-nove anni intervistati, nello stadio della logica operatoria. E questa evidente coesistenza tra modalità di pensiero diverse a nostro parere sembra avvalorare l’idea di un cammino evolutivo all’insegna di una complementarietà tra logica e magia, piuttosto che di un loro avvicendamento, in cui lo strumento razionale subentra a una modalità di ragionamento più primitiva.
I due lavori sulle bugie indagano, in modo diverso, sulla concettualizzazione e la valutazione infantili delle bugie.
Il primo dei due lavori presentati ha indagato in specifico sulla comprensione e la valutazione, in età evolutiva, della “bugia blu”, ovvero della menzogna detta a beneficio di una collettività – nel nostro caso, il proprio gruppo. E’ da segnalare che a due gruppi di partecipanti di 8-9 anni e di 11-12 è stato affiancato un gruppo di giovali adulti universitari (20-21 a.), per meglio seguire l’evoluzione della concettualizzazione.
I risultati, come vedremo, mostrano che nelle valutazioni richieste esiste una differenza significativa legata all’età. Inoltre, aspetto per noi particolarmente interessante, segnalano l’incremento, con l’aumentare dell’età, della valutazione positiva del mentire a vantaggio della collettività, con una differenza significativa tra bambini da una parte e preadolescenti e giovani adulti dall’altra, che suggerirebbe una influenza della socializzazione, e dunque del contesto socioculturale, che ci sollecita a intraprendere nuove ricerche per ulteriori approfondimenti.
Il secondo lavoro da noi dedicato all’indagine sulle bugie ha studiato la categorizzazione e la valutazione di bugia e verità di bambini in età scolare e giovani adulti universitari utilizzando 8 brevi storie in cui variava sia l’intenzione comunicativa del protagonista (aiutare o danneggiare l’interlocutore) che il contesto comunicativo (informativo o di cortesia). Anche qui, con lo stesso scopo della ricerca precedente, a un gruppo del primo (6-7 a.) e a uno del quinto anno (10-11 a.) della scuola primaria sono stati affiancati degli studenti universitari (21-22 a.).
Dai risultati emerge che solo il riconoscimento corretto delle verità dipende dall’intenzione del parlante e dal contesto in cui la verità viene espressa, a differenza della bugia; che i bambini del primo anno della scuola primaria sono più severi degli altri partecipanti in tutte le loro valutazioni; che solo le valutazioni morali di bugia e verità degli alunni del quinto anno e degli universitari sono influenzate dall’ intenzione e dal contesto (tanto che la bugia di cortesia per aiutare diventa significativamente più piccola e meno grave). Complessivamente, i risultati di questo lavoro evidenziano interessanti differenze con ricerche in contesto extraeuropeo (Xu et al., 2009), suggerendo l’importanza di studi cross-culturali sul tema.
Un’osservazione conclusiva va fatta: ci sembra che nel nostro lavoro di ricerca l’aspetto unificante e insieme più rilevante sia quanto nello sviluppo della mente infantile pesi l’incontro con un mondo sociale che si amplia sempre più e che sollecita una crescita e un cambiamento, in riferimento al quale lo sviluppo cognitivo infantile va più precisamente concettualizzato come socio-cognitivo.

A tutti, un augurio di buona lettura!

Lucia Donsì