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DOC: cosa fare quando i trattamenti convenzionali falliscono?

Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è una condizione cronica e altamente invalidante, caratterizzato dalla presenza di pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi . Idee e pensieri intrusivi e persistenti (ossessioni) assediano la mente generando intensa ansia, angoscia, e portano l’individuo a compiere dei rituali o determinate azioni che devono essere ripetute secondo una determinata modalità (compulsioni). Le compulsioni determinano riduzione dell’ansia ma incremento delle ossessioni potando ad un vero e proprio circolo vizioso riverberante. Nonostante la disponibilità di diversi approcci di trattamento per DOC, la remissione completa è abbastanza rara. La remissione è stata definita in letteratura come un miglioramento osservato dopo un intervento, tale da determinare l’assenza di sintomi o un punteggio ≤ 16 alla Yale-Brown Obsessive Compulsive Scale (Y-BOCS). I “pazienti resistenti” sono stati definiti come i pazienti che hanno eseguito un particolare trattamento, ma non hanno mostrato una risposta soddisfacente; i “pazienti refrattari”, invece, sono coloro che non hanno risposto in maniera appropriata a diversi tipi di trattamento convenzionale.

Il lavoro di seguito proposto ha condotto una rassegna delle terapie alternative disponibili per il disturbo ossessivo compulsivo quando il trattamento convenzionale fallisce. I dati sono stati estratti da studi clinici controllati pubblicati sui database Medline e Science Citation Index / Web of Science tra il 1975 e il 2012. I risultati discussi suggeriscono che i clinici che si occupano di pazienti con DOC refrattario dovrebbero:

1) rivedere gli aspetti fenomenologici intrinseci del disturbo ossessivo compulsivo, i quali potrebbero portare a diverse interpretazioni e scelte di trattamento;

2) rivedere gli aspetti fenomenologici estrinseci del disturbo ossessivo compulsivo, in particolare il contesto familiare, che può rappresentare un fattore di rischio per la mancata risposta;

3) considerare approcci farmacologici non convenzionali;

4) considerare approcci psicoterapeutici non convenzionali;

5) considerare approcci neurobiologici.

Abstract

Obsessive-compulsive disorder (OCD) is a chronic and impairing condition. A very small percentage of patients become asymptomatic after treatment. The purpose of this paper was to review the alternative therapies available for OCD when conventional treatment fails. Data were extracted from controlled clinical studies (evidence-based medicine) published on the MEDLINE and Science Citation Index/Web of Science databases between 1975 and 2012. Findings are discussed and suggest that clinicians dealing with refractory OCD patients should: 1) review intrinsic phenomenological aspects of OCD, which could lead to different interpretations and treatment choices; 2) review extrinsic phenomenological aspects of OCD, especially family accommodation, which may be a risk factor for non-response; 3) consider non-conventional pharmacological approaches; 4) consider non-conventional psychotherapeutic approaches; and 5) consider neurobiological approaches.

Per consultare l’intero articolo in inglese    http://www.scielo.br/pdf/trends/v35n1/a04v35n1.pdf

Fonte

Franz A. P.,  Paim M., De Araújo R. M., De Oliveira Rosa V., Barbosa I. M.,  Mendes I., Blaya C., Ferrão Y. A. (2013) Treating refractory obsessive-compulsive disorder: what to do when conventional treatment fails?. Trends in Psychiatry and Psychotherapy, 35(1),  24-35.

Realtà virtuale come contesto di apprendimento

L’utilizzo delle nuove tecnologie (video giochi,  ambienti virtuali, social networks, …) non è soltanto un fenomeno che coinvolge le giovani generazioni, ma investe ampi contesti relazionali, socializzativi, di apprendimento. Recentemente numerose agenzie educative di vario genere sperimentano tecnologie innovative come strumenti di supporto ai processi di insegnamento/apprendimento. A tale pratica fa da sostegno l’interazione tra industria di settore e comunità scientifica che si concretizza nella Technology Enhanced Learning (TEL, JISC, 2009). Da un punto di vista psico-pedagogico, tali tecnologie consentono a discenti e docenti di interagire con “realtà virtuali” in modo da potenziare i processi di apprendimento che si fondano sul classico approccio del learning by doing. Tuttavia, sebbene, tali tecnologie comincino ad essere molto diffuse in vari contesti educativi, la loro concreta applicazione è spesso promossa da insegnanti e formatori che trasferiscono nella pratica educativa un loro personale interesse per la tecnologia. In tal modo, spesso, questa strategia di impiego risulta non guidata da un programma sistematico di formazione, rimanendo, invece, nell’ambito dell’improvvisazione e della volontà individuale. A tal fine, e per colmare tale lacuna operativa, è stato implementato un progetto nell’ambito del programma Long Life Learning denominato Teach to Teaching with Technology (sito di progetto: www.t3.unina.it).

Abstract

Le tecnologie dell’apprendimento candidate nel prossimo futuro ad entrare nelle pratiche educative/formative delle nostre scuole, università e agenzie di formazione professionale nascono dall’interazione di tre particolari domini scientifici e tecnologici: i videogiochi, le simulazioni al computer di fenomeni naturali/sociali e i sistemi ibridi hardware/software. Dal punto di vista didattico tali sistemi sono degli ambienti dove i discenti conducono delle esperienze “educative/formative”. Il progetto Teach to Teaching with Technology ha avuto come obiettivo quello di far familiarizzare diverse tipologie di formatori all’utilizzo delle nuove tecnologie e il loro possibile impiego in ambito lavorativo.

Per consultare l’intero articolo   http://www.nac.unina.it/nac/administrator/components/com_jresearch/files/publications/t3_sica_rega_nigrelli.pdf

Fonte

Sica L. S., Rega A. & Nigrelli M. L (2011). Una metodologia di utilizzo delle nuove tecnologie in contesti di apprendimento: il progetto Teaching to Teach with Technology (T3). In Atti dell’Ottavo Convegmo Nazionale dell’AISC – Associazione Italiana di Scienze Cognitive, 175-177.

Autismo: uno studio su strategie d’intervento a scuola

I bambini con autismo mostrano carenze specifiche in alcune abilità e non altre. Per quanto riguarda la comunicazione sociale, la capacità di condividere l’attenzione con il partner sociale è una delle aree di maggiore compromissione.

Recenti studi suggeriscono che gli insegnanti della scuola dell’infanzia potrebbero stimolare e apportare eventuali miglioramenti ad alcuni deficit di base dell’autismo.

Lo studio di seguito riportato ha esaminato la capacità di sedici insegnanti della scuola materna di attuare un intervento di comunicazione manualizzata che ha come obiettivo principale il deficit di attenzione congiunta. Prima del trattamento, gli insegnanti in entrambi i gruppi utilizzavano alcune strategie, ma il loro uso era maggiore nell’interazione con il singolo bambino piuttosto che con la classe. Dopo il trattamento, gli insegnanti del gruppo di trattamento immediato utilizzavano all’interno dell’aula un numero significativamente maggiore di strategie rispetto al gruppo di controllo. Lo studio pone in evidenza come alcune strategie possono essere utilizzate con maggiore facilità da parte degli insegnanti.

Abstract

Recent studies suggest that preschool teachers can improve core autism deficits. Implementation fidelity, however, has not been a focus. This study examined the ability of sixteen preschool teachers to implement strategies of a manualized communication intervention targeting the core deficit of joint attention. Before treatment, teachers in both groups used few strategies, but they demonstrated more intervention strategies during individual child and teacher play interactions than in their classrooms. After treatment, teachers in the immediate treatment group used significantly more strategies than the control group with notable differences in their use of strategies in their classrooms. Results also suggest that some strategies may be easier than others for teachers to adopt.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.omicsgroup.org/journals/2165-7890/2165-7890-3-108.php?aid=11407

Fonte:

Lawton K, Kasari C (2013). Teacher Implementation of Joint Attention Intervention in Preschool Classrooms: Fidelity and Context. Autism-Open Access, 3:1.