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Terapia basata sulla Mindfulness

Uno dei fondamenti di base della tradizionale terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è stato quello di sfidare direttamente il pensiero irrazionale di un individuo (cioè le cognizioni erronee) che portano a comportamenti disadattivi. Alcuni dei più recenti approcci in CBT, invece, si concentrano meno sull’impegnativa modalità di pensiero irrazionale o negativa di un individuo e di più sulla modifica del rapporto dell’individuo con i suoi pensieri e sentimenti attraverso l’accettazione e la consapevolezza. Anche se è stato accettato solo di recente nella tradizione cognitivo comportamentale, c’è stato un intenso interesse, sviluppo, applicazione e ricerca sulle terapie mindfulness-based. Gli approcci mindfulness-based variano nelle loro componenti, ma tipicamente comprendono uno o più dei seguenti elementi: una pratica di meditazione personale basata sulla concentrazione e/o esercizi di meditazione contemplativa, pratiche comportamentali, strategie cognitive, e strategie empatiche. Tutte queste tecniche sono viste collettivamente come elementi di training della mente.

Per consultare l’intero articolo in inglese

http://www.buddhismandpsychotherapy.org/wp-content/uploads/2011/08/Singh_et_al_Mindfulness_and_CBT_BCP_2008.pdf

Fonte

Singh N.N., Lancioni G.E., Wahler R.G., Winton A.S.W., Singh J. (2008). Mindfulness Approaches in Cognitive Behavior Therapy. Behavioural and Cognitive Psychotherapy, 36, 659–666.

Atti comunicativi intenzionali nell’autismo

I criteri diagnostici del DSM-IV per l’autismo si basano su menomazioni sostanziali nella comunicazione e nelle interazioni sociali. Secondo alcune stime, circa il 25% delle persone con autismo non intraprende un discorso intenzionalmente. Inoltre, essi tendono anche a mostrare comportamenti restrittivi, ripetitivi e stereotipati. Inoltre, i bambini con autismo “non verbali” usano comportamenti meno complessi nei loro atti comunicativi rispetto ai bambini con sviluppo tipico, che usano il linguaggio come principale strumento di comunicazione. Per esempio, se un bambino con autismo vuole un oggetto, semplicemente cercherà di raggiungerlo o compirà un gesto, come esempio indicare. In generale, sono poche le ricerche sistematiche su atti comunicativi intenzionali nei bambini con autismo non-verbali, e quindi, vi è la necessità di prende in esame i rapporti tra l’antecedente di un atto comunicativo , la forma e la funzione dell’atto comunicativo, e la risposta fornita da un insegnante al bambino.

Nello studio di seguito proposto, sono stati esaminati gli atti comunicativi, sia spontanei che evocati in bambini con autismo non-verbali, all’interno di un ambiente naturalistico (in aula). Lo scopo era quello di indagare quali sono gli antecedenti di maggior successo in grado di evocare un atto comunicativo intenzionale; quali sono le forme più comuni di atti comunicativi utilizzate dai bambini con autismo; quali sono le funzioni di tali atti comunicativi; in che modo gli insegnanti rispondono agli atti comunicativi intenzionali realizzati dai bambini con autismo.

Tutti i partecipanti frequentavano la  stessa scuola speciale per bambini con autismo, ma erano in classi diverse. Ciascuno veniva osservato per 30 minuti durante una tipica giornata scolastica. Un osservatore codificava la presenza/assenza di un antecedente, la forma e la funzione dell’atto comunicativo, e la risposta del maestro. I risultati hanno mostrato che circa il 41% degli atti comunicativi osservati erano spontanei, il 59% evocati. I principali antecedenti in grado di evocare degli atti comunicativi erano prompt  verbali, e la maggior parte degli atti comunicativi evocati erano di natura fisica (cioè atti motori e gesti). Invece, l’uso del Picture Exchange Communication System (PECS) era maggiore per gli atti comunicativi spontanei, la cui principale funzione era la richiesta. Sono state poste in evidenza un elevato numero di “non risposta” da parte degli insegnanti, anche a seguito di atti comunicativi evocati. Questi risultati suggeriscono che gli insegnanti non promuovono in maniera attiva la comunicazione intenzionale quanto potrebbero.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.hindawi.com/journals/cdr/2013/296039/

Fonte

Drain S., Engelhardt P.E. (2013) Naturalistic Observations of Nonverbal Children with Autism: A Study of Intentional Communicative Acts in the Classroom . Child Development Research.

Ansia da matematica

Gli atteggiamenti e le emozioni verso la matematica sono un tema importante, soprattutto in considerazione del fatto che molte persone hanno un atteggiamento molto negativo nei confronti di questa materia. In alcuni casi l’avversione è così forte da provocare uno stato d’ansia tale da inficiare la stessa prestazione. Gli atteggiamenti verso la matematica e l’ansia da matematica, in particolare, sono stati oggetto di interesse dei ricercatori per lungo tempo. Tuttavia, la maggior parte di tali studi ha prestato poca attenzione agli atteggiamenti nei bambini più piccoli, o ai fattori che influenzano il loro sviluppo. I risultati ottenuti  sono un po’ contrastanti: alcuni studi suggeriscono che l’ansia da matematica è rara nei bambini e che gli atteggiamenti diventano gravemente negativi solo in seguito, altri invece sostengono che essa sia presente fin dalla tenera età. Una delle questioni maggiormente dibattute riguarda la possibilità che l’ansia da matematica sia solo una forma di ansia da prestazione accademica: tuttavia, il confronto tra stati di ansia legati a diverse abilità accademiche, ha posto in rilievo il peso maggiore della matematica. Altre domande riguardano il peso di fattori, quali differenze culturali o di genere, la qualità dell’insegnamento, la trasmissione intergenerazionale, il tipo di strategie usate, etc.

L’articolo di seguito proposto cerca di esaminare le attitudini alla matematica in età diverse, con una particolare attenzione all’infanzia, e di indagare alcuni dei fattori associati ad atteggiamenti e reazioni emotive nei confronti della matematica.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.hindawi.com/journals/cdr/2012/238435/

Fonte

Dowker A., Ashcraft M., Krinzinger H. (2012) The Development of Attitudes and Emotions Related to Mathematics. Child Development Research.