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Anxiety disrupts our performances

Anxiety can be distracting, disruptive, and incapacitating. Despite problems with empirical replication of this phenomenon, one fruitful avenue of study has emerged from working memory (WM) experiments where a translational method of anxiety induction (risk of shock) has been shown to disrupt spatial and verbal WM performance. Performance declines when resources (e.g., spatial attention, executive function) devoted to goal-directed behaviors are consumed by anxiety. Importantly, it has been shown that anxiety-related impairments in verbal WM depend on task difficulty, suggesting that cognitive load may be an important consideration in the interaction between anxiety and cognition. Here we use both spatial and verbal WM paradigms to probe the effect of cognitive load on anxiety-induced WM impairment across task modality. Subjects performed a series of spatial and verbal n-back tasks of increasing difficulty (1, 2, and 3-back) while they were safe or at risk for shock. Startle reflex was used to probe anxiety. Results demonstrate that induced-anxiety differentially impacts verbal and spatial WM, such that low and medium-load verbal WM is more susceptible to anxiety-related disruption relative to high-load, and spatial WM is disrupted regardless of task difficulty. Anxiety impacts both verbal and spatial processes, as described by correlations between anxiety and performance impairment, albeit the effect on spatial WM is consistent across load. Demanding WM tasks may exert top-down control over higher-order cortical resources engaged by anxious apprehension, however high-load spatial WM may continue to experience additional competition from anxiety-related changes in spatial attention, resulting in impaired performance. By describing this disruption across task modalities, these findings inform current theories of emotion–cognition interactions and may facilitate development of clinical interventions that seek to target cognitive impairments associated with anxiety.

To read the article    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3610083/

Reference

Vytal K.E., Cornwell B.R., Letkiewicz A.M., Arkin N.E., Grillon C. (2013) The complex interaction between anxiety and cognition: insight from spatial and verbal working memory. Frontiers in Human Neuroscience,7(93).

L’ansia peggiora le nostre prestazioni

L’ansia, in alcune situazioni e in quantità moderate, aiuta l’organismo a mantenere uno stato di reattività: essa facilita il riconoscimento e la preparazione all’azione di fronte a stimoli minacciosi, ma allo stesso tempo induce anche cambiamenti cognitivi. Se presente in quantità elevate, essa può divenire dirompente e invalidante. Numerosi studi sulla memoria di lavoro (WM) hanno dimostrato come metodi di induzione dell’ansia siano in grado di inficiare la prestazione a compiti di WM spaziale e verbale. La prestazione diminuisce quando le risorse cognitive (ad esempio, attenzione spaziale, funzioni esecutive) deputate al comportamento diretto ad uno scopo, vengono “consumate” dall’ansia. Inoltre, è stato dimostrato che il danneggiamento dovuto all’ansia nei compiti di WM verbale dipende anche dalla difficoltà del compito (carico cognitivo richiesto).

Nello studio di seguito proposto sono stati utilizzati entrambi i paradigmi (WM spaziale e verbale) per valutare l’effetto del carico cognitivo sul deficit indotto dall’ansia. I soggetti hanno eseguito una serie di compiti n-back sia spaziali che verbali di difficoltà crescente (1, 2, e 3-back) in due diverse condizioni: al sicuro o a rischio di shock. I risultati hanno dimostrato che l’ansia indotta influisce in maniera differenziale sui compiti di WM: con carichi cognitivi medi e bassi l’ansia influisce di più sulla WM verbale rispetto a carichi maggiori; invece la WM spaziale risulta danneggiata dall’ansia, indipendentemente dalla difficoltà del compito.

Le risorse cognitive impiegate in un compito di WM sembrerebbero competere con le risorse corticali di più alto ordine “impegnate” dalla preoccupazione ansiosa, inoltre l’aumento del carico cognitivo (la difficoltà del compito) sembra apportare una competizione aggiuntiva nell’utilizzo di tali risorse, determinando un peggioramento della performance.

Per consultare l’intero articolo in inglese    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3610083/

Fonte

Vytal K.E., Cornwell B.R., Letkiewicz A.M., Arkin N.E., Grillon C. (2013) The complex interaction between anxiety and cognition: insight from spatial and verbal working memory. Frontiers in Human Neuroscience,7(93).