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Archive for: dicembre 2013

Motivazione: un modello neuro-cognitivo

Nel contributo qui proposto si sostiene l’ipotesi che la motivazione ad apprendere emerga dal realizzarsi di una certa con-formità strutturale tra alcuni schemi concettuali presenti nel soggetto che apprende (rappresentazioni motorie) e la con-figurazione che viene ad assumere, per il soggetto, una certa situazione-stimolo. L’idea è che la conformità strutturale sia regolata dalle relazioni “di scopo” che collegano i diversi concetti (o le azioni che essi codificano) e che sia proprio la possibilità di cogliere le relazioni “intenzionali” tra concetti, o le azioni, ad attivare le condizioni (attenzione) che pre-dispongono o “muovono verso” (motivazione) la preparazione di un comportamento adattivo in risposta ad uno stimolo.

In tale prospettiva, la distinzione tra motivazione intrinseca ed estrinseca non sembrerebbe più tanto significativa, poiché la spinta ad agire emergerebbe dalla costante e imprescindibile relazione tra soggetto e mondo, tra configurazioni interne ed esterne. Sarebbe forse più utile chiedersi se la digitalizzazione dell’informazione, esponendo sempre più le nuove generazioni a stimolazioni visive, favorirà o danneggerà la creatività e la motivazione ad apprendere, considerato che il riconoscimento di configurazioni da parte del cervello ha preceduto la logica.

Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte

Mario D. (2013). La struttura della motivazione. Un modello neuro-cognitivo.  Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 177-182.

Costruzione attiva del proprio curriculum vitae

Un primo aspetto critico quando si redige un curriculum vitae è la sua linearità: le esperienze vengono compilate in successione diacronica, spesso sconnesse tra di loro e senza una struttura che avvicini le esperienze simili tra di loro, afferenti cioè ad un campo o ad un’area di interesse, inoltre, non sempre si è consapevoli che lo sforzo maggiore per elaborare un curriculum vitae è di tipo rappresentazionale: è infatti necessario articolare in modo chiaro e facilmente leggibile una rappresentazione efficace di se stessi e delle proprie attività in modo contestualizzato e attuale.

Gli autori dell’articolo di seguito proposto, hanno  pensato di progettare uno strumento utile per una  costruzione autonoma o condivisa  del proprio curriculum vitae: il Curriculum Visuo-Semantico web-CVSw (Salmaso, Bagnariol, Tosato, 2012). Il CVSw permette di ragionare sulle proprie esperienze e di raggrupparle in aree distinte, chiaramente riconoscibili l’una dall’altra e omogenee, in quanto al loro interno vengono riportati solo gli elementi che hanno costituito quello specifico campo. Inoltre,  il dispositivo, per le sue peculiarità orientative, di costruzione attiva e ad alto impatto visivo, può permettere un’elicitazione facilitata dei processi cognitivi e costituire un medium utile per facilitare la rappresentazione del proprio curriculum vitae in un ambiente web. Lo strumento prevede un’elaborazione processuale a step progressivi dentro un ambiente virtuale.  La persona coinvolta nel processo di costruzione viene guidata a strutturare le proprie esperienze di vita secondo tre settori affini al modello di curriculum vitae europeo: istruzione/formazione, attività, prodotti.  I due fattori innovativi introdotti dal CVSw riguardano: l’attribuzione di significati semantici e valoriali; una visualizzazione grafica facilitante per chi compila il CVSw e per chi lo consulta.  Questo strumento, dunque, può permettere un’elicitazione facilitata dei processi cognitivi coinvolti e, proprio per le sue peculiarità orientative, costituisce  un possibile oggetto a valenza formativa e comunicativa.

Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte

Salmaso L., Bagnariol S., Tosato P. (2013). Facilitare l’elicitazione di processi cognitivi in ambiente web per una costruzione attiva del proprio curriculum vitae: il CVSw-Curriculum Visuo Semantico Web. Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 207-212.

Come invecchiamo i lobi frontali?

Evidenze convergenti da studi su soggetti anziani normali condotti con metodi clinici e/o di neuroimaging sembrano evidenziare che i lobi frontali, e le funzioni esecutive ad essi riconducibili, presentano una particolare vulnerabilità ai processi di “fisiologico” invecchiamento cerebrale (la cosiddetta “frontal aging hypothesis”). La eterogeneità cognitiva e la “modularità” di tali funzioni ha inoltre condotto l’attenzione degli studiosi a individuare quali tra le funzioni esecutive risultino maggiormente suscettibili ai processi di invecchiamento. In questa prospettiva, alcuni autori hanno enfatizzato il ruolo di un precoce coinvolgimento della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) e delle funzioni di astrazione, concettualizzazione ed “intelligenza sociale” ad essa sottese (McPherson et al., 2002). Per contro, studi di neuroimaging morfologico e funzionale indicano nella corteccia orbitofrontale (OFC) un sito di particolare vulnerabilità ai processi di invecchiamento (Resnik et al., 2008). La frontal aging hypothesis tuttavia è di non agevole verifica sperimentale. Nel corso del tempo i lobi frontali possono andare incontro a processi lesionali, degenerativi o vascolari, che mutano la storia naturale dell’invecchiamento da fisiologico a patologico. Inoltre, il fisiologico invecchiamento frontale probabilmente inizia in maniera sottile già in età presenile, e prosegue fino alle estreme età della vita. Tali fattori costituiscono una seria limitazione tecnica ed economica alla programmazione di studi prospettici che, per essere totalmente dirimenti, dovrebbero contemplare un follow-up cognitivo e di neuroimaging protratto per svariate decine di anni.

Un modo per aggirare, almeno in parte, tali limitazioni può consistere nel confrontare gruppi di anziani normali di differenti fasce di età, allo scopo di cogliere differenze quali-quantitative nel profilo delle funzioni esecutive. In considerazione della intrinseca eterogeneità delle funzioni “frontali” e della concomitanza di potenziali variabili confondenti in grado di influenzare la prestazione ai test dei soggetti più anziani (rallentamento psicomotorio, affaticabilità, ridotta tolleranza alla frustrazione) la scelta più opportuna sarebbe quella di ricorrere a batterie composite di rapida ed agevole somministrazione.

Nello studio di seguito proposto, gli autori hanno confrontato le prestazioni di anziani normali di due fasce di età, rispettivamente “young old” e “oldest old” ad una batteria rapida per le funzioni esecutive, la Frontal Assessment Battery.

Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte

Iavarone A., Ambra F.I., Carola F., Garofalo E., Matascioli F., Ronga B. (2013). Come invecchiano i lobi frontali? Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 166-170.