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Archive for: aprile 2014

Vaghezza nella comunicazione politica

Uno dei rischi in cui un politico può incorrere nella sua comunicazione è quello di essere tacciato di parlare il “politichese”: s’intende con questo una tendenza a sfumare posizioni e ad annacquare concetti, utilizzando magari una terminologia molto tecnica, poco comprensibile. Recentemente la ricerca linguistica e psicologica ha evidenziato, nei format televisivi in cui sono maggioritarie le cosiddette “arene politiche”, una tendenza a un linguaggio spudoratamente diretto, mirante a danneggiare in modo spettacolare l’immagine dell’avversario più che a informare l’elettore o fargli intravedere una presa di posizione sui temi affrontati.
La letteratura psicosociale relativa alla comunicazione politica, storicamente interessata agli effetti persuasivi di vari tipi di discorso politico, non ha finora indagato la percezione di vaghezza del messaggio da parte dell’elettore. Rimane irrisolto quindi quale effetto possa produrre una comunicazione vaga e soprattutto cosa si intenda per “comunicazione vaga”.
Quando e perché un messaggio viene percepito come vago? A quali motivazioni viene ascritta la vaghezza, incapacità/ignoranza o autoprotezione/inganno? Quali sono gli effetti di una comunicazione vaga in termini persuasivi?
Nello studio di seguito proposto (presentato al X Convegno Annuale AISC 2013), gli autori hanno proprio cercato di rispondere a queste domande. Ai partecipanti sono stati presentati due brani di un dibattito reale, ed è stato chiesto quanto gli sembrassero vaghi e perché. Dall’analisi dei risultati è emerso che la percezione di vaghezza nel discorso di un personaggio politico sembrerebbe più legata alla mancanza di un principio ideologico che a mancata informazione sui dettagli della sua azione politica. Tuttavia, in generale, i risultati delineano due profili diversi di uomo politico, e due condizioni perché non gli si attribuisca una comunicazione vaga: da un lato, l’ideologo che non si perde nei particolari, dall’altro il “tecnico” che non interpreta i dati di fatto in relazione ad una ideologia.
Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte
D’Errico F., Vincze L., Poggi I. (2013) “Questa è demagogia!” Effetti della vaghezza nella comunicazione politica. Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 118-122.

Elaborazioni cognitive non consapevoli

L’indagine scientifica circa i processi di elaborazione consci/inconsci, rappresenta una tra le aree di interesse centrale nella comprensione della mente umana. L’obiettivo è semplice: “mappare” le funzioni svolte da processi non consci e quelle che vengono eseguite consapevolmente, e capire come questi due insiemi di funzioni sono implementati nel cervello.

Generalmente, alla coscienza vengono associate funzionalità che sono squisitamente umane, prime tra tutte il linguaggio complesso e la matematica astratta. Tuttavia, funzioni mentali superiori come l’elaborazione del senso delle parole e la soluzione di equazioni aritmetiche potrebbero non richiedere sempre un intervento cosciente. E’ stato dimostrato uno studio sperimentale (di seguito proposto) in cui i volontari hanno inconsciamente dato un significato a espressioni verbali e numeriche nell’arco di una presentazione subliminale.

L’articolo illustra i risultati di una serie di esperimenti che dimostrano che frasi composte da più parole possono essere elaborate al di fuori della consapevolezza cosciente. Allo stesso modo, equazioni aritmetiche complesse, che richiedono diversi passaggi, possono essere risolte in modo non cosciente.

I ricercatori hanno usato una tecnica detta Continuous Flash Suppression (CFS), che permette di presentare stimoli visivi subliminali per alcune centinaia di millisecondi. La tecnica consiste nella presentazione di uno stimolo bersaglio a un occhio e, simultaneamente, di schemi colorati in rapida successione all’altro (10 frame al secondo). Finché lo stimolo bersaglio non arriva alla coscienza, questa è saturata dagli stimoli colorati, con un effetto di soppressione che può durare anche alcuni secondi. La variabile dipendente misurata nel corso degli esperimenti era il tempo che lo stimolo impiegava a “rompere” questo effetto di soppressione e “balzare” alla coscienza (il cosiddetto popping time). Ai partecipanti sono state sottoposte frasi di tre parole, semanticamente coerenti oppure incoerenti. Nel primo caso, si trattava di associazioni verbo-complemento oggetto come “bevo il caffè” o “stiro la camicia”, nel secondo caso di frasi come “stiro il caffè”. I risultati hanno mostrato come le espressioni prive di senso avessero un popping time minore, ovvero arrivassero alla coscienza prima di quelle sensate. Gli autori spiegano che, probabilmente, la riduzione nel riconoscimento di espressioni prive di senso potrebbe essere ascrivibile al valore insolito, sorprendente di queste ultime, il quale è in grado di rompere più velocemente l’effetto di soppressione del CFS. Uno schema sperimentale molto simile è stato usato per verificare l’elaborazione inconscia di calcoli aritmetici, ottenendo risultati analoghi. In conclusione, questi esperimenti sembrano mostrare come due funzioni di più alto livello, tradizionalmente associate alla coscienza, possono operare in maniera non consapevole.

Per consultare l’intero articolo in inglese   http://www.pnas.org/content/109/48/19614.full.pdf+html

Fonte

Sklara A.Y., Levya N., Goldsteinb A., Mandela R., Marila A., Hassina R.R. (2012) Reading and doing arithmetic nonconsciously. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, Nov.27, 109(48), 19614-19619.