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Archive for: maggio 2014

Generous choises are most impulsive

Cooperation is central to human social behavior. However, choosing to cooperate requires individuals to incur a personal cost to benefit others. Here we explore the cognitive basis of cooperative decision-making in humans using a dual-process framework. We ask whether people are predisposed towards selfishness, behaving cooperatively only through active self-control; or whether they are intuitively cooperative, with reflection and prospective reasoning favouring ‘rational’ self-interest. To investigate this issue, we perform ten studies using economic games. We find that across a range of experimental designs, subjects who reach their decisions more quickly are more cooperative. Furthermore, forcing subjects to decide quickly increases contributions, whereas instructing them to reflect and forcing them to decide slowly decreases contributions. Finally, an induction that primes subjects to trust their intuitions increases contributions compared with an induction that promotes greater reflection. To explain these results, we propose that cooperation is intuitive because cooperative heuristics are developed in daily life where cooperation is typically advantageous. We then validate predictions generated by this proposed mechanism. Our results provide convergent evidence that intuition supports cooperation in social dilemmas, and that reflection can undermine these cooperative impulses.

To read the article http://www.espiritualidades.com.br/NOT/Not_2012/2012_SpontaneousGivingAndCalculatedGreed_Nature489p427.pdf

Reference

Rand D.G., Greene J.D., Nowak M.A. (2012). Spontaneous giving and calculated greed. Nature, 489, 427-430.

Le scelte più generose sono quelle più impulsive

La cooperazione è uno dei più importanti comportamenti pro-sociali dell’essere umano . Tuttavia, la scelta di collaborare richiede alle persone di sostenere un costo personale per poter aiutare gli altri.
Nello studio di seguito proposto, viene esplorata la base cognitiva delle decisioni cooperative. Gli autori pongono il seguente quesito: le persone sono predisposte all’egoismo , comportandosi in modo cooperativo solo attraverso l’auto- controllo attivo, o sono intuitivamente volte alla cooperazione, e la riflessione razionale, invece, favorisce l’egoismo? I ricercatori hanno progettato dieci situazioni sperimentali, basate su giochi economici, in cui la variabile per distinguere fra spinta “istintiva” e riflessione era costituita dal tempo impiegato dai partecipanti per prendere una decisione. Nelle situazioni in cui venivano posti limiti sempre più stretti al tempo a disposizione per le scelte, è stato osservato un maggior numero di scelte collaborative. Come avevano mostrato precedenti ricerche, non c’è il tempo per sfruttare le potenti ma lente risorse cognitive necessarie a una riflessione ponderata, e le persone si affidano alle più rapide forme di ragionamento inconscio, ossia scelgono le opzioni più “intuitive”. Da questi test è risultato che le decisioni dei soggetti assillati dall’incalzare del tempo erano più generose di quelle prese da chi non aveva avuto limiti di temporali. Di conseguenza, sembrerebbe che costringere una persona a decidere più rapidamente – per intuizione – ne aumenta la tendenza a cooperare.
Per spiegare questi risultati, gli autori propongono che la cooperazione rappresenta un comportamento impulsivo a causa del suo utilizzo vantaggioso nella quotidianità. Tale comportamento, infatti, ottiene risvolti, in termini di desiderabilità sociale, molto alti (es. buona reputazione, complimenti), i quali aumentano la sua probabilità di messa in atto.
Esistono comunque differenze individuali anche significative nella disponibilità a collaborare, e vi sono persone che tendono a essere comunque egoiste, mentre altre sono “cooperatori condizionali”, ossia sono disposti a collaborare se lo fanno anche gli altri.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://www.espiritualidades.com.br/NOT/Not_2012/2012_SpontaneousGivingAndCalculatedGreed_Nature489p427.pdf

Fonte
Rand D.G., Greene J.D., Nowak M.A. (2012). Spontaneous giving and calculated greed. Nature, 489, 427-430.

L’utilizzo delle nuove tecnologie nel trattamento della dislessia

La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA). Con questo termine ci si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche ed in particolare a: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia.
La principale caratteristica di questa categoria è la sua specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

La dislessia è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente. Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Essi trovano difficoltà nell’automatizzare il processo di interpretazione dei segni grafici. Questa difficoltà di decodifica si manifesta con un deficit nella velocità e nell’accuratezza della lettura, che nella maggioranza dei casi si ripercuote sulla comprensione del testo. Il bambino dislessico, infatti, si affatica maggiormente quando legge, lo fa in modo lento e scorretto, ha difficoltà a comprendere i testi che legge, ma soprattutto, a causa delle sue difficoltà, nutre scarso desiderio di esercitarsi nella lettura.

All’interno dei protocolli riabilitativi rivestono sempre più importanza i software educativi che grazie al loro aspetto ludico ed alle caratteristiche multimediali ed interattive, sono utilizzati piacevolmente dai bambini.
Gli ausili informatici sono degli strumenti utilizzati per permettere al soggetto dislessico di compiere, anche se con modalità diverse, le stesse attività dei compagni. E’ importante che questi soggetti lavorino “come” i compagni, ma soprattutto “con” i compagni, in modo da favorire il senso di appartenenza al gruppo.

L’articolo proposto, pubblicato nel IV volume di NeaScience, passa in rassegna le principali tecnologie utilizzate nell’ambito degli interventi di abilitazione e compensazione delle abilità di lettura, sottolineando l’importanza dell’integrazione di questi software nei percorsi riabilitativi.

Per consultare l’intero articolo http://www.neapolisanit.eu/neascience/2014/05/16/nea-science-anno-1-vol-4-aprile-2014/

Fonte
Lecce R. (2014) L’utilizzo delle nuove tecnologie a supporto del trattamento della dislessia. NeaScience – Giornale italiano di neuroscienze, psicologia e riabilitazione, ISSN 2282-6009, 4, 43-53.

Nea-Science – Anno 1 – Vol. 4 Aprile 2014

Per il download  NEA SCIENCE N4

 

 

 

Lo stress genitoriale nei disturbi dello spettro autistico

L’autismo è una complessa sindrome comportamentale, con esordio nei primi tre anni di vita, dovuta ad un disordine dello sviluppo neurobiologico in cui i fattori genetici e ambientali che ne sono alla base devono essere ancora chiariti. La complessità e la grande variabilità dei sintomi all’interno dello spettro autistico, presumibilmente con eziologie diverse, sono attualmente riunite in un’unica grande categoria diagnostica (Disturbi Pervasivi dello Sviluppo; DSM-IV-TR e Disturbi dello Spettro Autistico secondo il DSM-V) per il fatto di essere accomunati dallo stesso pattern comportamentale che comprende: deficit nella comunicazione, deficit nella socializzazione e un repertorio di interessi estremamente rigido e scarsa immaginazione.

L’Autismo si presenta come un disturbo cronico, invalidante, pervasivo che crea disagio non soltanto per il soggetto, ma anche per ogni membro della sua famiglia. Le peculiarità della sindrome rendono difficile l’interazione, i processi di accudimento e persino le routine semplici del vivere quotidiano, costituendo per i genitori una fonte stress fisico e mentale spesso maggiore che per altre disabilità (Bebko et al. 1987; Konstantareas e Homatidis 1989; Szatmari et al. 1994; Kasari e Sigman 1997; Hastings e Johnson 2001; Dawson et al., 1990; Kasari et al., 1990, 1997; Gray, 1994; DeMeyer, 1979; Sloper et al., 1991; Weiss, 1991; Koegel et al., 1992; Willoughby e Glidden, 1995; Essex et al., 1999; Lecavalier et al., 2005; Baker et al., 2002).

Se in letteratura esistono diversi lavori che hanno affrontato il tema dello stress genitoriale in famiglie con figli con disabilità, sembrerebbe che poche ricerche hanno, di fatto, indagato le peculiarità delle condizioni di stress per i genitori di persone con Disturbo dello Spettro Autistico.
Inoltre, non esistono lavori in letteratura che permettano agli operatori e agli specialisti del settore di conoscere quali specifiche dimensioni e/o caratteristiche del quadro clinico in oggetto siano maggiormente responsabili di condizioni patologiche di stress e che devono essere precocemente trattate prima che diventino croniche e nocive per il resto della famiglia e per il ragazzo.
Lo studio di seguito proposto, e pubblicato nel IV Volume di NeaScience, ha come scopo quello di indagare eventuali correlazioni tra lo stress genitoriale e specifiche caratteristiche della persona con autismo. In particolare sono stati oggetto di indagine le differenze di età dei soggetti, il livello di funzionamento adattivo globale, i livelli di funzionamento comunicativo e sociale e i comportamenti problema.

Per consultare l’intero articolo   http://www.neapolisanit.eu/neascience/2014/05/16/nea-science-anno-1-vol-4-aprile-2014/

Fonte
Benigno F., Iovino L. (2014) Lo stress genitoriale nei disturbi dello spettro autistico. NeaScience – Giornale italiano di neuroscienze, psicologia e riabilitazione, ISSN 2282-6009, 4, 2-12.

“Tu vali molto di più!” L’ultimo libro del Dott. Carlo D’Angelo

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Quando ho incominciato a leggere il quinto libro del Dott. Carlo D’Angelo dal titolo:Tu vali molto di più. Come vincere il vuoto affettivo(Editrice Domenicana Italiana), sono rimasto sorpreso dallo stile narrativo e dai contenuti chiari ed esplicativi. Non vi nego che mi sarei aspettato da un collega esperto, quale il Dott. D’Angelo, del quale apprezzo profondamente il lavoro psicoterapeutico e le abilità cliniche, un libro che parlasse di “malattia”.

Ed invece, con sommo stupore, ho scoperto di avere tra le mani “un libro per tutta la famiglia”, un testo che passa i propri concetti attraverso le generazioni, da donare a chi si vuole bene, come guida per lo spirito e per il pensiero. Il Dr.D’Angelo (Psicologo, Psicoterapeuta e Logoterapeuta) riesce, infatti, attraverso il suo scritto, a comprendere, sviluppare e condividere con il lettore cosa ci sia alla radice del male di vivere, che oscura la nostra anima e genera forte speranza circa la possibilità di guarigione. Vedere dentro la propria anima, comprendere la sua lingua, consente all’uomo di armonizzare la propria vita. L’uomo, eterno funambolo, equilibrista sempre in bilico alla ricerca di ciò che lo rende felice, ha allontanato da sé e dalla sua vita, l’insegnamento fondamentale di Gesù/Uomo: Voi valete molto di più, tu vali molto di più.

La psicologia, per dirla con le parole dell’autore, nel suo significato autentico, ha a che fare con le cose dell’anima, con i suoi codici e modi di espressione ed è proprio tutto ciò che il Dott. Carlo D’Angelo aiuta a far comprendere al lettore. La novità del testo risiede, infatti, nel fatto che l’autore rivolge un accompagnamento terapeutico alla vita dell’uomo tutto ed alla difesa della sua dignità, attraverso una “cura” scritta, al fine di agevolare e chiarire gli schemi di pensiero e di azione del soggetto e giungere alla guarigione di quelli che l’autore definisce i “disordini dell’anima”.

Questo cammino, sulla linea della vita e dello spirito, propone una riflessione che percorre i meandri più nascosti della nostra anima. L’autore, convinto che l’esistenza dell’uomo non sia MAI priva di significato, invita non solo a ricercare una risposta alternativa ai grandi interrogativi esistenziali di ogni tempo, mai sopiti e mai completamente risolti, ma soprattutto ci consegna proprio attraverso la scrittura, gli strumenti utili a spezzare le catene che ci imprigionano e ad abbandonare lentamente i carcerieri della nostra anima.

In questo clima di rinnovamento e rivoluzioni intellettuali questo nuovo lavoro è un contributo geniale ed innovativo, che prende distanza dagli approcci clinici tradizionali ed elabora una nuova relazione di aiuto, che restituisce una visione dell’uomo totalitaria, essenzialmente positiva, che va a focalizzarsi sulle parti sane, piuttosto che sugli aspetti malati. Chi avrà la fortuna di leggerlo sicuramente sentirà la propria anima dire grazie!

Dott. Angelo Rega – Psicologo Psicoterapeuta