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Archive for: marzo 2015

NEA SCIENCE ANNO 2 – VOLUME 6

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Questo numero speciale raccoglie tre articoli di ambito psicologico dedicati ad alcuni aspetti del ragionamento infantile, in quella fase fondamentale che è la conquista del pensiero razionale, che inizia con l’entrata nella scuola primaria.
I tre studi qui presentati hanno indagato su due tematiche a nostro parere assai interessanti: i residui di pensiero magico-animistico che perdurano anche dopo la conquista della logica, e le bugie infantili, indagate non esclusivamente sul piano morale e educativo, quanto anche come capacità, attinente alla Teoria della Mente (Wimmer & Perner, 1983; Camaioni, 1995), di comprendere che gli altri hanno delle credenze sulla realtà e che queste rappresentazioni guidano il loro comportamento: mentendo si può dunque cercare di agire su tali credenze e indirizzare il comportamento altrui.
Il lavoro sul pensiero magico infantile si è svolto nell’isola di Capri, e si è proposto di valutare cosa resti nei bambini di oggi del “pensiero magico” teorizzato da Piaget attraverso la sua metodologia di ricerca, in relazione alla rappresentazione infantile del mondo naturale (Piaget, 1926). Si è inoltre proposto di chiarire quali tracce di tale pensiero magico restino nel passaggio dai 5-6 agli 8-9 anni.
Come si potrà rilevare dal testo, alla luce dei nostri risultati, in contrasto con le conclusioni cui era giunto Piaget, il pensiero magico sembra ancora vivo e capace di colorare le “teorie” infantili sul mondo naturale e permanere anche in una fase dello sviluppo in cui il bambino padroneggia gli strumenti della logica. E’ come se in fondo il bambino faticasse a rinunciare all’idea di una realtà animata o in qualche modo viva: una coloritura animistica continua a modellare l’immagine del mondo che il bimbo propone, anche quando questi a livello cognitivo si colloca, come maggior parte dei bambini di otto-nove anni intervistati, nello stadio della logica operatoria. E questa evidente coesistenza tra modalità di pensiero diverse a nostro parere sembra avvalorare l’idea di un cammino evolutivo all’insegna di una complementarietà tra logica e magia, piuttosto che di un loro avvicendamento, in cui lo strumento razionale subentra a una modalità di ragionamento più primitiva.
I due lavori sulle bugie indagano, in modo diverso, sulla concettualizzazione e la valutazione infantili delle bugie.
Il primo dei due lavori presentati ha indagato in specifico sulla comprensione e la valutazione, in età evolutiva, della “bugia blu”, ovvero della menzogna detta a beneficio di una collettività – nel nostro caso, il proprio gruppo. E’ da segnalare che a due gruppi di partecipanti di 8-9 anni e di 11-12 è stato affiancato un gruppo di giovali adulti universitari (20-21 a.), per meglio seguire l’evoluzione della concettualizzazione.
I risultati, come vedremo, mostrano che nelle valutazioni richieste esiste una differenza significativa legata all’età. Inoltre, aspetto per noi particolarmente interessante, segnalano l’incremento, con l’aumentare dell’età, della valutazione positiva del mentire a vantaggio della collettività, con una differenza significativa tra bambini da una parte e preadolescenti e giovani adulti dall’altra, che suggerirebbe una influenza della socializzazione, e dunque del contesto socioculturale, che ci sollecita a intraprendere nuove ricerche per ulteriori approfondimenti.
Il secondo lavoro da noi dedicato all’indagine sulle bugie ha studiato la categorizzazione e la valutazione di bugia e verità di bambini in età scolare e giovani adulti universitari utilizzando 8 brevi storie in cui variava sia l’intenzione comunicativa del protagonista (aiutare o danneggiare l’interlocutore) che il contesto comunicativo (informativo o di cortesia). Anche qui, con lo stesso scopo della ricerca precedente, a un gruppo del primo (6-7 a.) e a uno del quinto anno (10-11 a.) della scuola primaria sono stati affiancati degli studenti universitari (21-22 a.).
Dai risultati emerge che solo il riconoscimento corretto delle verità dipende dall’intenzione del parlante e dal contesto in cui la verità viene espressa, a differenza della bugia; che i bambini del primo anno della scuola primaria sono più severi degli altri partecipanti in tutte le loro valutazioni; che solo le valutazioni morali di bugia e verità degli alunni del quinto anno e degli universitari sono influenzate dall’ intenzione e dal contesto (tanto che la bugia di cortesia per aiutare diventa significativamente più piccola e meno grave). Complessivamente, i risultati di questo lavoro evidenziano interessanti differenze con ricerche in contesto extraeuropeo (Xu et al., 2009), suggerendo l’importanza di studi cross-culturali sul tema.
Un’osservazione conclusiva va fatta: ci sembra che nel nostro lavoro di ricerca l’aspetto unificante e insieme più rilevante sia quanto nello sviluppo della mente infantile pesi l’incontro con un mondo sociale che si amplia sempre più e che sollecita una crescita e un cambiamento, in riferimento al quale lo sviluppo cognitivo infantile va più precisamente concettualizzato come socio-cognitivo.

A tutti, un augurio di buona lettura!

Lucia Donsì

Giornata Mondiale dell’Autismo

Il prossimo 2 aprile 2015 si terrà l’ottava edizione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo. Una giornata di sensibilizzazione promossa dall’Onu e destinata, secondo le intenzioni del Segretario generale Onu Ban Ki-moon, a favorire comprensione e a generare azioni concrete per un mondo più inclusivo. In Italia, infatti, sono decine di migliaia le famiglie con ragazzi affetti da autismo, una disabilità che si manifesta con problemi di comunicazione verbale e non verbale, con comportamenti stereotipati e ripetitivi, con alterazioni nell’interazione sociale.

Anche quest’anno il Centro di Riabilitazione Neapolisanit srl celebra questa giornata di concerto con le associazioni dei genitori con l’intento di sottolineare che le famiglie non sono sole e che la D.A.P.I (Divisione di autismo) costituisce una risorsa fondamentale e insostituibile all’interno di un progetto abilitativo globale, che mira allo sviluppo delle potenzialità, delle capacità di adattamento e dell’autonomia, per migliorare la qualità della vita futura dei bambini autistici e delle loro stesse famiglie.

Il 2 Aprile 2015, dalle ore 10,00 alle ore 18,00 il Centro Neapolisanit si tingerà di blu, saranno organizzati spazi ricreativi per i bambini e momenti di riflessione e informazione sui disturbi dello spettro autistico, con la volontà di sottolineare che l’impegno per garantire a tutti la piena integrazione nella società è segno reale di civiltà in un Paese democratico.

Gossip: cosa ricordiamo meglio?

Il gossip è definito come una conversazione valutativa su terzi, quando questi non sono presenti, ma è anche un‘attività a cui la maggior parte delle persone partecipa frequentemente (Foster, 2004). Rosnow (1977) sostiene che il gossip assolva tre funzioni fondamentali: informare, intrattenere e influenzare. A queste, possiamo aggiungere che esso funge anche da meccanismo per il controllo sociale (Giardini, Conte, 2011), e per far rispettare le norme nei gruppi (Dunbar, 2004; Gluckman, 1963). Nonostante vi siano numerosi studi sul gossip e le funzioni che esso assolve nelle società umane, restano ancora da chiarire quali siano le motivazioni individuali a trasmettere informazioni socialmente rilevanti su un individuo assente.
Considerato che il gossip è un‘attività piacevole alla quale le persone spontaneamente partecipano, lo studio pilota di seguito proposto ha come obiettivo verificare l‘eventuale effetto che la valenza, positiva o negativa, di un’emozione, e la relativa attivazione fisiologica possono avere sulla capacità di ricordare un‘informazione valutativa su un soggetto. L’interesse è comprendere se esiste una relazione tra l’arousal esperito dall’individuo e la scelta del tipo di informazione sociale che intende trasmettere.

…Leggi l’intero articolo…

Fonte
Greco F., Giardini F., Conte R. (2015) Emozioni e gossip: uno studio pilota sulla relazione tra valenza, arousal e trasmissione di informazioni socialmente rilevanti. Atti del XI Convegno Annuale AISC 2014, 216-221.

Robot per interagire

L‘imitazione come mezzo comunicativo, è correlata al comportamento sociale positivo e quindi rappresenta un buon predittore delle capacità relazionali nei bambini con autismo (Nadel et al. 1999). Questi bambini, infatti, hanno spesso difficoltà a imitare il comportamento di altre persone (Williams et al. 2004) e i giochi di imitazione sono utilizzati nella terapia per promuovere una migliore consapevolezza corporea, il senso di sé, la creatività, la leadership e la presa di iniziativa. L‘introduzione delle prime piattaforme robotiche ha messo a disposizione dei terapeuti strumenti innovativi la cui efficacia e accettabilità però deve essere ancora pienamente dimostrata (Diehl et al. 2012). I robot offrono il vantaggio di superare le preoccupazioni per la sedentarietà e l‘isolamento dei bambini dato dall‘uso del computer (Dockrell et al. 2010) e li incoraggiano nelle interazioni e nello svolgimento di movimenti corporei (Tanaka et al. 2006).
L’applicazione della robotica nella terapia dei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), ha l‘obiettivo di insegnare ai bambini le abilità sociali di base, la comunicazione e l‘interazione (Tapus et al. 2007). Varie ricerche hanno mostrato come l’uso di robot umanoidi potrebbero consentire a un bambino con ASD di facilitare il trasferimento delle competenze apprese mediante modeling imitativo.
Questo particolare campo di ricerca rientra nella Social Assistive Robotics (SAR) (per dettagli: Conti 2014), dove l‘imitazione si sviluppa in maniera naturale in molte delle interazioni uomo-robot. A volte l’imitazione è strutturata, poiché i bambini sono sollecitati da adulti o dallo stesso robot ad imitare le azioni (ad es. Duquette et al. 2008). In altri casi l’imitazione si sviluppa spontaneamente come parte di un gioco con il bambino che imita i comportamenti del robot e viceversa (Robins et al. 2009). Questo gioco si estende anche alle interazioni triadiche tra un bambino con autismo, un adulto o bambino e un robot.
Nell’articolo di seguito proposto viene presentato uno studio pilota con tre bambini affetti da ASD e disabilità intellettiva (ID). Lo studio si focalizza principalmente sull‘imitazione corporea dei partecipanti, per verificare preliminarmente le potenzialità della SAR come strumento efficace nella terapia ASD.

….Leggi tutto l’articolo….

Fonte
Conti D., Di Nuovo S., Buono S., Trubia G., Di Nuovo A. (2015) Uso della robotica per stimolare l’imitazione nell’Autismo. Uno studio pilota. Atti del XI Convegno Annuale AISC 2014, 91-98.

Internet e Facebook. Addiction a confronto

Secondo Boyd ed Ellison (2007), un social network (SN) è un servizio web che permette agli utenti di creare un profilo, instaurare una connessione con una lista di contatti e creare nuove connessioni con altri utenti. Facebook è un SN creato nel 2004. Il numero degli utenti attivi ha superato il miliardo di unità il 4 ottobre 2012. A giugno 2014 esistono 829 milioni di profili attivi quotidianamente. Si stima che circa 24.000.000 utenze risiedano in Italia. Sono stati effettuati numerosi studi relativi all’utilizzo di Facebook (Ellison, Steinfield, Lampe 2007, Caci et al. 2011a), alla sua topologia (Caci et al. 2010, Backstrom et al. 2013), alla relazione tra reti che evolvono in maniera spontanea e guidata (Cardaci et al, 2013), e alle variabili di personalità dei suoi utenti (Caci et al. 2011b, Caci et al. 2014). A fronte dell‘imponente crescita di Facebook e della sua pervasiva e capillare diffusione nella vita quotidiana di milioni di persone, è ragionevole avanzare l‘ipotesi che un suo uso massiccio, molto frequente e continuo (così come quello di altri popolari SN) possa sfociare in comportamenti di dipendenza patologica e possa essere considerato come un caso particolare del ben noto e più generale fenomeno della Internet Addiction. Tuttavia, sebbene l‘Internet Addiction sia molto esplorata in letteratura, le sue relazioni con altre più specifiche forme di dipendenza online, come potrebbe essere la Facebook Addiction, sono meno note. Young ha sviluppato l’Internet Addiction Test (IAT) dimostrando che gli Internet-dipendenti mostrano una maggiore trascuratezza nei confronti delle loro famiglie, del loro lavoro, degli studi, delle relazioni interpersonali, oltre che della cura di se stessi (Young 1999). Una versione in italiano dell’IAT è stata somministrata ad un gruppo di chatter italiani, evidenziando una compromissione della qualità della vita individuale e sociale, della sfera lavorativa e dello studio, del controllo del tempo ed un uso compensatorio o eccitatorio di Internet (Ferraro et al. 2007).
Nello studio di seguito proposto, e presentato al XI Convegno Annuale dell’AIAS 2015, è stato misurato il livello di Internet Addiction dei soggetti sperimentali italiani in due condizioni: uso generale di Internet, ed uso specifico del SN Facebook, utilizzando la versione italiana di IAT sopra citata, e confrontato i risultati divisi per fasce di età.

Per consultare l’intero articolo    http://www.neapolisanit.eu/neascience/wp-content/uploads/2015/03/act-2014-2-cardaci.pdf

Fonte
Cardaci M., Caci B., Fiordispina M., Perticone V., Tabacchi M.E. (2015) Internet e Facebook. Addiction a confronto. Atti del XI Convegno Annuale AISC 2014, 75-80.

Motivating Children with Autism to Communicate and Interact Socially

The attention on design for children with autism should be directed to make the child feel emotionally comfortable within the environment, to value the presence of others, and to develop basic communication and reciprocal interaction skills before embarking in supporting the acquisition of complex linguistic skills. New technological systems support children in working together on specific tasks and promote the acquisition of social interaction skills such as turn‐taking, sharing (e.g., passing the device to a partner) and negotiation (Millen et al., 2011). Recently, the study of ASD has also been corroborated by the emergence of new approaches using computational models and artificial agents (robots or avatars) to study sensorimotor development (Caligiore, Tommasino, Sperati, & Baldassarre, 2014) in ASD. The development of new technologies has also contributed to improve emotion recognition in ASD individuals enhancing their social skills (Pioggia et al., 2005). Interactive products are opening up new learning and playing opportunities for children with autism. A key element of these products is the need to be able to motivate the child to use them. Indeed, the motivational desire to interact is at the core of all communication behaviors (Chevallier, Kohls, Troiani, Brodkin, & Schultz, 2012).
This work presents a project whose main objective is to provide an interactive mechatronic prototype, called “+me”, that facilitates social interaction and supports the development of social skills of children with autism by leveraging highly motivating sensorial feedbacks.

To read the article http://www.neapolisanit.eu/neascience/wp-content/uploads/2015/03/act-ozean.pdf

Fonte
Özcan B., Sperati V., Caligiore D., Baldassarre G. (2015). Motivating Children with Autism to Communicate and Interact Socially Through the “+me” Wearable Device. Atti del XI Convegno Annuale AISC 2014, 59-65.