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Archive for: aprile 2015

Una mappa corporea delle emozioni

Spesso sperimentiamo le emozioni direttamente “nel corpo”: ad esempio quando incontriamo una persona a noi cara ed il cuore è martellante di gioia, quando l’ansia irrigidisce i nostri muscoli e rende sudate e tremanti le nostre mani. Numerosi studi hanno stabilito che le emozioni ci preparano ad affrontare le sfide dell’ambiente regolando l’attivazione fisiologica e modulando le nostre possibilità di azione. Questo legame tra emozioni e stati del corpo si riflette anche nel modo in cui si parla di emozioni: amanti gravemente delusi possono avere “il cuore spezzato”, una canzone preferita può provocare “un brivido lungo la schiena”.
Anche se le emozioni sono associate con una vasta gamma di cambiamenti fisiologici, è ancora oggetto di accesi dibattiti se i cambiamenti corporei associati con diverse emozioni sono sufficientemente specifici e se esiste una specifica localizzazione topografica degli stessi.
Gli autori dello studio di seguito proposto, partendo dal presupposto teorico secondo cui la presa di coscienza degli stati emotivi sarebbe innescata proprio dalla percezione dei relativi stati corporei in modo da permettere una risposta più adeguata al problema posto dall’ambiente, hanno delineato una sorta di mappa delle sensazioni corporee associate alle emozioni.
Il campione oggetto di studio era costituito da 701 soggetti, in parte di cultura occidentale e in parte di cultura cinese, ai quali sono stati proposti racconti, filmati, espressioni facciali, parole emotivamente significative, chiedendo loro di indicare su due sagome di un corpo umano quali parti percepivano come più attivate e meno attivate del normale quando veniva loro presentato uno stimolo emotivo.
Le sensazioni agli arti superiori sono così risultate più importanti nelle emozioni orientate all’approccio (in senso positivo e negativo), come rabbia e felicità, mentre una sensazione di ridotta attività agli arti è una caratteristica distintiva della tristezza. Le sensazioni che coinvolgono il sistema digestivo e la regione della gola sono state trovate particolarmente marcate nel disgusto. A differenza di tutte le altre emozioni, che sono collegate a regioni specifiche, la felicità è invece risultata associata a un miglioramento delle sensazioni in tutto il corpo.
Inoltre, le emozioni complesse (ansia, amore, depressione, disprezzo, orgoglio, vergogna, invidia) hanno mostrato una correlazione alle sensazioni corporee più debole rispetto alle cosiddette emozioni primarie (rabbia, paura, disgusto, felicità, tristezza e sorpresa), con l’eccezione di ansia e depressione, che mostravano una strettissima somiglianza con gli stati emotivi primari rispettivamente di paura e tristezza.
Anche se alcune parti del corpo sono risultate quasi sempre coinvolte, dall’analisi complessiva delle risposte è apparso che alle diverse emozioni corrispondevano mappe corporee statisticamente ben distinguibili, che le aree coinvolte corrispondono ai più importanti cambiamenti fisiologici associati alle diverse emozioni, e che le mappe erano sostanzialmente la stesse sia nelle persone di cultura occidentale sia in quelle di cultura orientale.

Per consultare l’intero articolo in inglese http://www.pnas.org/content/111/2/646.full.pdf

Fonte
Nummenmaaa L., Glereana E., Harib R., Hietanend J.K. (2014) Bodily maps of emotions. Proceedings of the National Academy of Sciences, 111(2), 646–651

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA NELLA PSICOPATOLOGIA ADOLESCENZIALE

dal “paziente designato” alla sua famiglia

Dott.ssa Maddalena Marrazzo

“L’adolescenza è un processo di metamorfosi: nel mentre cambia pelle, l’adolescente ha bisogno di coprirsi con vestiti di varia foggia, qualità e colori. Vestiti diversi appunto, ma tutti ugualmente necessari. I problemi iniziano quando ci si affeziona troppo ad un capo, lo si “cuce addosso” fino a confondersi con esso: si diventa così un tutt’uno col proprio abito e non si capisce perché non si riesca a smetterlo, nonostante le vetrine ne offrano tanti altri, spesso molto più belli, comodi e accattivanti.”  Baldascini

Spesso, relativamente alla psicopatologia adolescenziale, si cerca di trovare una spiegazione individuando all’interno della famiglia, della scuola, a volte dell’adolescente stesso, le ragioni del disagio, ma in realtà sono implicati sempre tutti i sistemi, per cui è necessario un modello teorico di riferimento e un modello clinico di intervento che tenga conto di tale complessità.Baldascini si pone questo obiettivo, pertanto individua i principali sistemi relazionali esterni (famiglia, pari, adulti) che costituiscono l’ambiente in cui l’adolescente vive, e i principali sottosistemi intrapsichici (cognitivo, emotivo e motorio – istintivo). La vicenda adolescenziale si snoda nell’appartenenza ai diversi sistemi relazionali: la famiglia, i pari, gli adulti. Questi interagiscono e costituiscono la trama fondamentale in cui si sviluppa l’adolescente, sia in senso evolutivo che patologico. La mobilità intersistemica consente all’adolescente di utilizzare, al fine di uno sviluppo armonico, le risorse che scaturiscono dai suoi diversi sistemi di riferimento. Egli, infatti, si muove tra i diversi sistemi, determinando un continuo mutamento dei legami, dei vincoli, delle relazioni che definiscono la sua stessa appartenenza ad ognuno degli stessi. Pertanto si può affermare che uno sviluppo normale di questa fase di passaggio debba prevedere l’appartenenza ad ogni sistema relazionale, contemporaneamente alla capacità di separarsene. Di conseguenza ne consegue che le principali patologie derivano dall’immobilità dell’individuo nei vari sistemi relazionali. L’immobilità intersistemica è costituita quindi da un movimento che torna su se stesso; un esempio è proprio il periodo adolescenziale in cui si dovrebbe verificare un mutamento della rotta circolare, un salto di livello in grado di determinare un movimento a spirale per permettere l’evoluzione e la differenziazione degli aspetti emotivi, cognitivi e fisici, il quale però non si verifica nei casi di patologia più o meno gravi. Restare prigionieri di un sistema relazionale durante la crescita arresta l’evoluzione e può determinare la strutturazione di patologie specifiche, espressione di eccessivo funzionamento di uno dei sottosistemi e di disarmonia tra gli stessi. In psicopatologia quando è implicato un solo sottosistema esso si sostituisce agli altri sul piano funzionale e la forma psicopatologica che ne deriva avrà lo stile di quel sottosistema, nel caso in cui siano implicati più sottosistemi si avranno forme di psicopatologia meno nette e precise. Nel caso dell’adolescente essere prigioniero del proprio sistema emotivo significa perdere i contatti con il mondo, come accade in certe forme psicotiche. L’adolescente inizia a riflettere su se stesso e scopre che il proprio Sé non è perfettamente integrato, che è disarmonico e separato dal mondo esterno, da questo deriva un senso di solitudine, ma anche un bisogno di raggiungere una nuova identità. Questa spinta in genere avvia il riesame delle idee e delle relazioni precedentemente accettate emotivamente, senza alcuna riflessione. La ribellione contro la famiglia, le tradizioni sociali, la scuola e le altre istituzioni diviene così inevitabile. Una caratteristica degli adolescenti è la disarmonia e la molteplicità degli ego in costante lotta tra loro. L’articolazione e l’integrazione tra di stessi permette il conseguimento della maturità.

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