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Elaborazione delle espressioni facciali nella fobia sociale

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In quanto esseri sociali, ogni giorno incontriamo una moltitudine di facce e molte di esse esibiscono una particolare espressione emotiva. Tali espressioni sono potenti segnali sociali che veicolano informazioni sullo stato emotivo e intenzionale delle persone che ci circondano. Una serie di studi sul riconoscimento delle espressioni facciali emotive in pazienti con danno bilaterale all’amigdala, hanno suggerito che l’amigdala è responsabile dell’orientamento dell’attenzione  verso quelle caratteristiche di un volto umano che veicolano informazioni emozionali (ad esempio, gli occhi). Altri studi hanno dimostrato che i pazienti affetti da fobia sociale mostrano una maggiore attivazione dell’amigdala di fronte ad un’espressione facciale emotiva. Dal punto di vista neurobiologico, una iperattivazione dell’amigdala può portare ad una maggiore consapevolezza delle caratteristiche salienti di volti umani emotivi.

Teorie cognitive sull’ansia sociale prevedono che gli individui socialmente ansiosi mostrino maggiore vigilanza per i segni di minaccia sociale nel loro ambiente, come ad esempio respingendo un’espressione facciale o uno sguardo penetrante. Si ipotizza che questa maggiore vigilanza per la minaccia – nota come bias attentivo – possa rappresentare un fattore causale o di mantenimento dell’ansia sociale. È importante sottolineare che, Clark e Wells suggeriscono che individui socialmente ansiosi dovrebbero anche mostrare un evitamento strategico di stimoli minacciosi. Dalla combinazione di queste due proposizioni è stato elaborato un modello “vigilanza-evitamento”  (Mogg e Bradley, 1988), il quale prevede che l’iniziale vigilanza automatica della minaccia venga seguita da un evitamento strategico.

Numerose ricerche hanno dimostrato che le persone con fobia sociale differiscono dai controlli nella loro elaborazione delle facce emotive. Per esempio, le persone con fobia sociale mostrano una maggiore attenzione ai volti minacciosi presentati per un breve intervallo di tempo. Tuttavia, quando i tempi di esposizione aumentano, la direzione di questo bias attentivo è meno chiaro. Studi che analizzano i movimenti oculari hanno riscontrato sia un aumento che un decremento dell’attenzione per  volti minacciosi nei partecipanti socialmente ansiosi. Lo studio presentato di seguito, ha analizzato i movimenti oculari relativi all’osservazione di volti emotivi in ​​otto pazienti con fobia sociale e 34 controlli. Sono stati utilizzati tre compiti diversi, i quali differivano nel tempo di esposizione degli stimoli, allo scopo di indagare la direzione dell’attenzione nel corso del tempo.  Nella condizione di breve esposizione, i pazienti hanno mostrato un complesso schema sia di vigilanza che di evitamento di facce minacciose. All’aumentare dell’intervallo di esposizione, i pazienti tendono ad evitare precise parti del volto rispetto ai controlli. Nello specifico, evitano gli occhi relativi ad espressioni facciali di tristezza, disgusto, mentre non vi erano differenze tra i gruppi in relazione ai volti arrabbiati.

Abstract

Previous research has found that individuals with social phobia differ from controls in their processing of emotional faces. For instance, people with social phobia show increased attention to briefly presented threatening faces. However, when exposure times are increased, the direction of this attentional bias is more unclear. Studies investigating eye movements have found both increased as well as decreased attention to threatening faces in socially anxious participants. The current study investigated eye movements to emotional faces in eight patients with social phobia and 34 controls. Three different tasks with different exposure durations were used, which allowed for an investigation of the time course of attention. At the early time interval, patients showed a complex pattern of both vigilance and avoidance of threatening faces. At the longest time interval, patients avoided the eyes of sad, disgust, and neutral faces more than controls, whereas there were no group differences for angry faces.

Per consultare l’intero articolo in inglese   http://www.pagepress.org/journals/index.php/mi/article/view/mi.2011.e5/3024

Fonte

Staugaard S.R., Rosenberg N.K. (2011) Processing of emotional faces in social phobia. Mental Illness, 3(5), 14-20.

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