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Tag: anziani

Come invecchiamo i lobi frontali?

Evidenze convergenti da studi su soggetti anziani normali condotti con metodi clinici e/o di neuroimaging sembrano evidenziare che i lobi frontali, e le funzioni esecutive ad essi riconducibili, presentano una particolare vulnerabilità ai processi di “fisiologico” invecchiamento cerebrale (la cosiddetta “frontal aging hypothesis”). La eterogeneità cognitiva e la “modularità” di tali funzioni ha inoltre condotto l’attenzione degli studiosi a individuare quali tra le funzioni esecutive risultino maggiormente suscettibili ai processi di invecchiamento. In questa prospettiva, alcuni autori hanno enfatizzato il ruolo di un precoce coinvolgimento della corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC) e delle funzioni di astrazione, concettualizzazione ed “intelligenza sociale” ad essa sottese (McPherson et al., 2002). Per contro, studi di neuroimaging morfologico e funzionale indicano nella corteccia orbitofrontale (OFC) un sito di particolare vulnerabilità ai processi di invecchiamento (Resnik et al., 2008). La frontal aging hypothesis tuttavia è di non agevole verifica sperimentale. Nel corso del tempo i lobi frontali possono andare incontro a processi lesionali, degenerativi o vascolari, che mutano la storia naturale dell’invecchiamento da fisiologico a patologico. Inoltre, il fisiologico invecchiamento frontale probabilmente inizia in maniera sottile già in età presenile, e prosegue fino alle estreme età della vita. Tali fattori costituiscono una seria limitazione tecnica ed economica alla programmazione di studi prospettici che, per essere totalmente dirimenti, dovrebbero contemplare un follow-up cognitivo e di neuroimaging protratto per svariate decine di anni.

Un modo per aggirare, almeno in parte, tali limitazioni può consistere nel confrontare gruppi di anziani normali di differenti fasce di età, allo scopo di cogliere differenze quali-quantitative nel profilo delle funzioni esecutive. In considerazione della intrinseca eterogeneità delle funzioni “frontali” e della concomitanza di potenziali variabili confondenti in grado di influenzare la prestazione ai test dei soggetti più anziani (rallentamento psicomotorio, affaticabilità, ridotta tolleranza alla frustrazione) la scelta più opportuna sarebbe quella di ricorrere a batterie composite di rapida ed agevole somministrazione.

Nello studio di seguito proposto, gli autori hanno confrontato le prestazioni di anziani normali di due fasce di età, rispettivamente “young old” e “oldest old” ad una batteria rapida per le funzioni esecutive, la Frontal Assessment Battery.

Per consultare l’intero articolo  http://www.aisc-net.org/home/wp-content/uploads/2013/11/ATTI-AISC2013.pdf

Fonte

Iavarone A., Ambra F.I., Carola F., Garofalo E., Matascioli F., Ronga B. (2013). Come invecchiano i lobi frontali? Atti del X Convegno Annuale AISC 2013, 166-170.

Riconoscimento delle emozioni negli anziani

Anche se la capacità di riconoscere le emozioni attraverso i movimenti del viso e del corpo è di vitale importanza per la vita di tutti i giorni, numerosi studi hanno mostrato che gli anziani sono meno abili a identificare le emozioni rispetto ai giovani. I risultati di tali ricerche hanno mostrato un maggiore declino nella capacità di riconoscere le emozioni negative rispetto a quelle positive. Allo stesso tempo, tali risultati hanno sollevato problemi metodologici in relazione alle diverse modalità con cui viene valutata la decodifica dell’emozione. L’obiettivo principale dello studio di seguito proposto, è stato quello di identificare i meccanismi sottostanti il deficit nel riconoscimento delle emozioni, a tale scopo sono stati condotti due esperimenti. I compiti sperimentali prevedevano l’utilizzo di immagini sia statiche che dinamiche. Il campione era costituito da 208 adulti provenienti dalla Grecia, di età compresa tra 18-86 anni. Nel primo esperimento , i due gruppi di soggetti (anziani e giovani) sono stati confrontati in un compito di identificazione di emozioni discrete mostrate attraverso stimoli statici (espressioni facciali), mentre nel secondo esperimento sono stati utilizzati stimoli dinamici (brevi video clip in cui venivano presentate informazioni sia visive che uditive).

I risultati ottenuti suggeriscono che le abilità di riconoscimento delle emozioni non sembrano essere così danneggiate come presupposto, ma sono fortemente correlate alle caratteristiche dello stimolo. Infatti, dai dati raccolti è emerso che gli anziani possono riconoscere con precisione le emozioni in stimoli dinamici, ciò che sembra essere compromessa è la capacità di riconoscere emozioni negative da immagini statiche di volti, e tale deficit sembrerebbe, inoltre, essere esacerbato dal un possibile declino cognitivo.

Per consultare l’intero articolo in inglese  http://ambadylab.stanford.edu/pubs/2010KrendlAmbady-APA.pdf

Fonte

Krendl A.C., Ambady N. (2010) Older Adults’ Decoding of Emotions: Role of Dynamic Versus Static Cues and Age-Related Cognitive Decline. Psychology and Aging, 25( 4), 788-793.